
“Annuntio vobis guadium magnum: la diplomazia vaticana non è più rigida”. No, non è una cosa da poco, perché per la prima volta un papa ha invitato in Vaticano un Capo di Stato (solitamente il papa accoglie l’invito e non lo formula), il suo omologo israeliano, Isaac Herzog. Sull’opportunità di tale incontro sono piovute numerose critiche sia sulla figura di Herzog, immortalato nel firmare le bombe che hanno distrutto migliaia di vite umane, sia sulla figura di papa Leone.
Per quest’ultimo è stato evocato un confronto impossibile con il predecessore papa Francesco, che, secondo noti giornalisti, accademici e semplici leoni da tastiera, non avrebbe mai ricevuto il presidente di Israele. Ora, fermo restando che non sappiamo cosa avrebbe fatto papa Francesco, non avendo paura di una smentita impossibile, i noti commentatori, processando le intenzioni di papa Prevost, hanno iniziato ad accusarlo di incapacità, di inconsistenza, di americanismo (gli stessi che, poco dopo la sua elezione, dichiaravano che Leone XIV era il meno americano tra gli americani), sia precedentemente che successivamente all’incontro. Dunque, posto che anche papa Francesco incontrò noti autarchi, quali Putin, Erdogan, Castro, Raisi e molti altri, per scopi sicuramente nobilissimi e legittimi, a volte si dimentica che la pace si costruisce dialogando con chi la guerra l’ha scatenata e con chi la sta subendo.
E chi può tentare un dialogo? Chi non ha le mani sporche di sangue, chi non fornisce armi né aiuti alle due parti in causa, diventando cobelligerante, chi desidera veramente il bene della popolazione inerme e non il mantenimento dello status quo. Vi viene in mente qualcuno? A noi solo una persona, la figura del papa: diciamo la “figura” perché pensiamo sia a papa Leone sia a papa Francesco, che non sono antagonisti ma che, in tutti i loro interventi, hanno condannato la guerra e il commercio di armi, pregando perché Dio tocchi i cuori dei responsabili affinché venga la pace. Ebbene sì, preghiamo Dio che cambi i cuori di chi compie azioni belliche, ma quando un uomo di Dio, quale il papa, tenta di far cambiare mentalità a un uomo responsabile di una guerra, purtroppo tutti lo attaccano. La verità è che spesso costoro diventano i maggiori pompieri del fuoco della speranza, che resta vivo per il coraggio di uomini e donne che non hanno paura di sporcarsi per il Bene.
Il comunicato della Sala Stampa Vaticana ha chiarito che l’incontro è stato senza sconti e ha toccato tutti i punti caldi della tragedia mediorientale. Perciò siamo certi che papa Leone ha fatto udire il suo grido di pace, rendendo evidente, con il suo invito al presidente Herzog, che tutto può essere perduto con l’inutile strage della guerra e che nulla può esserlo con la pace, per il cui ottenimento tutto deve essere tentato.
Riccardo Bassi



