Mentre in varie aree alpine si segnala l’overtourism, abbiamo sentito alcuni gestori e frequentatori del nostro Appennino e delle Apuane
“Anche se i numeri sono completamente diversi la nostra non è assolutamente una montagna di serie B”. Questo è il ritornello che abbiamo sentito da parte di alcuni gestori e frequentatori della montagna che circonda il territorio lunigianese.
Una domanda che abbiamo posto partendo dai numerosi servizi giornalistici che raccontano di una montagna, quella delle Dolomiti, dell’Alpe di Siusi ecc. che vive un periodo overtourism, termine che in italiano è traducibile con “sovraffollamento turistico”, dove le strade di penetrazione e i posteggi a pagamento ormai non bastano più a contingentare l’affluenza dei turisti. Insomma per compiacere il bisogno della foto da cartolina, si dimenticano e si ignorano completamente altre zone eccezionalmente belle, pure e naturalisticamente intatte.
Succede purtroppo in parte anche nel nostro Appennino e nelle vicine Apuane, che offrono scorci magnifici ma che sono decisamente meno frequentate, anche se c’è comunque una certa attenzione, rispetto alle “sorelle” che si trovano sulla catena alpina.
Il periodo estivo, come ci raccontano i gestori del rifugio “Sarzana”, nei pressi del passo del Lagastrello, ha avuto numeri un po’ altalenanti anche legati al periodo di maltempo nella prima metà di luglio e verso la fine di agosto, che se in pianura facevano respirare dalla calura, in montagna creavano invece difficoltà “anche perchè – ci racconta il gestore – ormai rispetto al passato c’è una maggiore attenzione alle previsioni meteo.
Una volta si fissava una data e si partiva, oggi se al mattino sul cellulare arriva la notifica di brutto tempo, ci arriva la telefonata di annullamento della prenotazione”. Tornando alla presenze turistiche in particolare i visitatori provengono dalle zone limitrofe, quindi nell’area che dalla Spezia va fino a al parmense, anche se ovviamente non mancano gli stranieri e turisti provenienti da altre zone d’Italia, ma si tratta comunque di una minoranza.

Quindi al momento la nostra non è certo una “montagna di serie A” quella costretta ad inseguire le mode del momento e i gusti del cittadino “solo nel periodo di ferragosto si presenta qualche turista in maniera più disinvolta, senza i vestiti e la giusta attrezzatura che magari pensa di poter fare l’aperitivo come se fosse in centro città o la doccia con tutti i confort di una SPA. Ma solitamente quando gli spieghiamo la complessità di portare alimenti e attrezzature, a spalla nel rifugio, capiscono la situazione e si adeguano”.
Stessa linea viene confermata al rifugio “Mariotti”, costruito nel 1882 sulle rive del Lago Santo, che dal giugno scorso è gestito da due giovani innamorate del territorio Martina Bruschi e Vannia Colaiacovo “Questo posto, come tutta la montagna, richieda molta energia ed impegno. Quello che non abbiamo non lo possiamo dare, ma facciamo del nostro meglio e credo che la gente lo percepisca. Perchè comunque c’è consapevolezza sull’importanza della montagna”.

Concetto che viene condiviso dal vicepresidente CAI di Pontremoli, Marco Ballestracci, che sottolinea come ci sia stata una grande partecipazione alle varie iniziative promosse, anche grazie ad un calendario stimolante che nei primi mesi ha proposto attività di trekking nella zona delle Cinque Terre (“le abbiamo fatte subito perchè da aprile in poi è impossibile sia per il caldo che per l’eccessivo flusso turistico”), per passare poi a Cervinia, ma che soprattutto si è concentrata “sui nostri Appennini e sulle Apuane, e devo dire c’è interesse. Personalmente sono passato alla Baita Tifoni qualche volta e ci ho trovato sempre un nutrito gruppo di persone. Ma penso anche al rifugio Mattei che rappresenta un importante punto di appoggio per chi vuole andare all’Orsaro, al Cirone o al Marmagna”.

Certo non sono numeri, da un lato per fortuna, da overtourism “ma segnalano un interesse verso la nostra montagna”. C’è anche il contraltare (che abbiamo già segnalato nell’articolo sulla raccolta dei funghi), sulla mancanza di rispetto da parte di chi la montagna e i boschi li frequenta “sì purtroppo devo segnalare che proprio i cercatori di funghi sono la categoria meno attenta alla cura e al rispetto dell’ambiente – ci dicono dal rifugio Sarzana – e quindi spesso abbandonano cartacce, mozziconi di sigarette, lattine”.
Una triste considerazione cui si unisce Ballestracci “certo ci sono purtroppo dei casi di mancanza di rispetto dell’ambiente montano. Mi è capitato di vedere dei sentieri rovinati dalle ruote delle moto da cross, o rifiuti abbandonati nei boschi. ma penso anche al caso del CAI di Fivizzano che ci ha segnalato dei grossi danni al rifugio del Rosario, vicino al Cerretto, completamente distrutto dall’azione di vandali”. Un atteggiamento a cui il CAI cerca di porre argine “del resto una delle missione del CAI è quella di preservare la montagna mantenendo intatta la sua anima e impegnandosi per far conoscere e rispettare il territorio circostante”.
(Riccardo Sordi)



