Grazie al progetto “Non solo piedi buoni” della FIGC Toscana

“Non solo piedi buoni” per un gemellaggio con l’IPM di Pontremoli
C’è un prete in mezzo al campo sportivo che mette il suo cellulare in viva voce. Intorno a lui e al suo telefonino si stringono venti giovani calciatrici in tenuta da allenamento. Nell’altra metà campo c’è un’altra squadra giovanile femminile nel pieno di una partitella.
Quindi per fare sì che tutte le ragazze intorno a don Giovanni Perini (insieme al loro mister Kiriakos e alla loro direttrice sportiva Valentina) possano ascoltare la telefonata serve il massimo silenzio e un raggruppamento in stile “urlo di squadra” prima dell’inizio di una partita. Siamo a Poggioletto, il campo di allenamento della Carrarese femminile under 19.
In visita alle ragazze insieme a me c’è il cappellano del carcere minorile femminile della vicina Pontremoli. Dall’altro capo della telefonata in viva voce c’è Gianluca, educatore dello stesso istituto penale che ci teneva a salutare le ragazze anche a nome del direttore e del resto del personale della struttura.
Per le giovani giocatrici della Carrarese si tratta di una sorpresa assoluta: i dirigenti e il mister non gli avevano anticipato niente, così sono rimaste piacevolmente sorprese dalla notizia dell’adesione al progetto “Non solo piedi buoni”, progetto dalla forte valenza sociale organizzato dal Settore Giovanile e Scolastico FIGC Toscana, in collaborazione con il Comitato Regionale Toscano L.N.D. e l’Associazione Calcio Fair Play Toscana. Ogni squadra partecipante al progetto sarà gemellata con una realtà del sociale che opera nel territorio.
Iniziativa che porterà le calciatrici a fare amicizia con le loro coetanee del carcere

Un progetto che porterà le ragazze per tutta la stagione a fare amicizia con le loro coetanee del carcere minorile arriva alle future protagoniste di questa storia proprio ora, qui, sul campo di allenamento. Le ragazze ascoltano con occhi sgranati il racconto di don Giovanni che in pochi minuti descrive in modo sintetico ed efficace la struttura detentiva (unico penitenziario minorile tutto al femminile a livello nazionale), le sue originalità e i suoi tratti caratteristici: la capienza, i vissuti delle giovani detenute che lui visita quasi ogni giorno a Pontremoli, le loro ferite, le loro speranze e le risorse che cerca di mettere in campo per loro il sistema giustizia.
Poi, per l’appunto, ecco il momento clou del collegamento telefonico con l’istituto e dei saluti emozionati da parte dell’educatore Gianluca, aiutato dall’amico don Giovanni nel rendere la comunicazione ancora meno formale e più affettuosa. L’inconveniente tecnico della cassa audio bluetooth che non funziona in realtà rende la telefonata emotivamente ancora più bella: l’immagine delle ragazze tutte raccolte intorno al cellulare di don Giovanni e alla voce dell’educatore che arriva dal carcere ha di per sé un valore simbolico più prezioso di tante delle nostre parole.
Don Giovanni Perini alle giovani calciatrici “sarà un regalo per le ragazze detenute ma anche per voi”

Parole che nella parte finale dell’incontro a centrocampo cercano di anticipare alle ragazze della Carrarese piene di curiosità e di entusiasmo le modalità dei nostri allenamenti speciali del martedì pomeriggio nel carcere di Pontremoli. “Per le ragazze detenute vostre coetanee la vostra stessa presenza sarà un regalo che nemmeno immaginate. Conoscerete tante ragazze piene di qualità: espressive, artistiche, anche sportive, che hanno fame di incontri e di possibilità con cui dare senso alla loro detenzione”, spiega il nostro cicerone don Giovanni: “Allo stesso tempo penso che sarà un regalo anche per voi calciatrici, misurarvi con questa missione di volontariato in carcere. Conoscerete delle ragazze che sono molto di più e di meglio rispetto ai reati che hanno commesso, spesso a causa di relazioni familiari e di amicizie non buone. Io ho molte speranze che fra tutte voi nasca martedì dopo martedì una bella amicizia, che ci farà vivere delle belle giornate: all’inizio in carcere, e poi chissà, fra qualche mese anche fuori dal carcere, magari anche su un campo di calcio, insieme a voi”.
(Tommaso Giani)



