
Verso la fine degli anni ‘80, furono Norina e Mauro Cavicchioli i primi in Lunigiana a conoscere a Rimini don Oreste Benzi e la realtà della Comunità Papa Giovanni XXIII e a portare questo carisma nel nostro territorio.
Affascinati dalla vocazione di seguire Gesù nella condivisione di vita con i più fragili, all’inizio degli anni ‘90 aprirono la loro casa a Castagnetoli di Mulazzo alle prime accoglienze di persone in cerca di una famiglia.
Negli anni successivi si unirono altre famiglie che aprirono le loro porte ai piccoli e fragili che incontrarono sulla loro strada: all’Arpiola di Mulazzo con Gian Paolo e Paola Montano insieme a Gigi e Letizia Tavernelli; a Virgoletta con Mirella Milani, al Masero di Licciana Nardi con Donatella e Roberto Gerali. Altre persone singole si unirono a questa avventura, che le portò anche ad una vita di “missione ad gentes”.
Don Oreste personalmente accompagnò questi cammini, rendendosi presente alle inaugurazioni delle nuove strutture, ma anche attraverso incontri pubblici in Lunigiana.
Tra le tante occasioni in cui “il prete dalla tonaca lisa” si è reso presente nel nostro territorio, due episodi sono particolarmente significativi.
Il primo fu quando nel 1998 spronò i membri di Comunità allora presenti, a iniziare con fiducia il progetto di edificazione del Pungiglione, un’iniziativa di reinserimento lavorativo nella filiera dell’apicultura.

Sembrava un assurdo perseguire questa strada quando non c’erano disponibilità economiche per l’acquisto dei locali e dei terreni dove far sorgere la cooperativa di lavoro, ma fidandoci della parola di don Oreste che, mettendo le mani in tasca, tirò fuori le prime 200 mila lire, si proseguì nel percorso; da lì a poco arrivò dalla Regione Toscana un finanziamento che permise la prima realizzazione del progetto.
Ad oggi, in Lunigiana, a Boceda di Mulazzo, oltre alla cooperativa Pungiglione, sono presenti le realtà di condivisione del CEC (comunità educante con i carcerati), di Casa Bakhita (casa di accoglienza per ragazze provenienti sottratte al racket della tratta) e un CAS (centro accoglienza stranieri)
Un secondo episodio riporta alla delicatezza e prossimità, tipiche di don Oreste, nello stare accanto a chi vive la sofferenza e la malattia: gli parlammo di una cara amica malata di cancro, e lui volle essere accompagnato nella abitazione di questa giovane mamma che benedisse e invitò a pregare il Rosario con lui, alcuni di noi e alcuni parenti e lei più prossimi, per vivere con lei un momento di Grazia.
Ma oltre a questi episodi, sono state diverse le occasioni in cui il nostro “infaticabile apostolo della Carità”, come lo definì Benedetto XVI, si è reso disponibile, anche in Lunigiana, all’incontro e al confronto con amministrazioni pubbliche per portare questo suo anelito alla vicinanza con chi era nella sofferenza o nell’ emarginazione: a don Oreste non mancava la capacità di dialogare anche con chi sposava posizioni o ideologie diverse dalla sua, ma lui sapeva sempre trovare il bello in ogni persona per gioire dell’essere vivi e camminare insieme con ogni uomo.
Don Oreste è stato davvero un uomo di Dio! Anche in Lunigiana, dove molte persone si sono sentiti chiamate a vivere sul territorio il carisma di seguire Gesù povero e servo nella condivisione diretta con gli ultimi di questa società.
(Francesca Reggiani)



