Ad Aulla leoni di pietra, cavalieri e…  le scoperte che verranno

Ad Aulla tre interessanti conferenze alle “Notti dell’Archeologia”: in tanti ad ascoltare Paola Bombardi, Stefano Ricci ed Enrico Giannichedda

Le serate dell’8, 11 e 12 luglio nel chiostro dell’Abbazia di San Caprasio ad Aulla hanno rappresentato tre appuntamenti affascinanti e molto partecipati del ciclo “Le Notti dell’Archeologia”, tradizionale evento dell’estate lunigianese che riesce a unire divulgazione scientifica e coinvolgimento del grande pubblico.
Oltre al successo di pubblico, è da sottolineare la varietà dei temi affrontati: dall’arte costruttiva medievale alla lettura delle sepolture, fino alla prospettiva di nuove scoperte archeologiche nel territorio.

I maestri costruttori medievali e il mistero del leone
Nella serata dell’8 luglio, grazie a Paola Bombardi, il pubblico ha compiuto un viaggio affascinante nel mondo dei maestri costruttori medievali, coloro che tra XI e XIII secolo percorrevano l’Europa lasciando la loro impronta in cattedrali e monasteri. Ogni gruppo di costruttori era guidato da un capomastro, depositario di tecniche avanzate e segreti tramandati oralmente o custoditi in disegni simbolici.
Tra questi, uno in particolare ha lasciato ai posteri un leone come firma tecnica e iconografica. La serata ha esplorato questo filo rosso visivo: un repertorio ricco di sculture con leoni – osservabili in edifici religiosi dal Comasco alla Francia – è stato presentato come traccia concreta del passaggio dei maestri “comacini”.
Ma il leone non è l’unico segno: draghi, sfingi e altre creature mitologiche compaiono tra le opere firmate da Oberto Ferlendi, scultore e architetto padano del XIII secolo. A San Caprasio, Ferlendi ha lasciato testimonianze che oggi ci parlano ancora con forza simbolica e stilistica.

Omicidi medievali e il cavaliere di Gragnola

Il dott. Stefano Ricci

La serata dell’11 luglio ha invece trasportato il pubblico in un’indagine tra scienza forense, archeologia e antropologia, grazie all’intervento dello studioso e illustratore scientifico Stefano Ricci. Il titolo dell’incontro, “Omicidi medievali. Le ossa raccontano”, ha introdotto un tema affascinante: le ossa come testimoni silenziosi del passato, capaci di raccontare storie di vita e di morte.
La conferenza è stata preceduta dalla proiezione del cortometraggio Bone Stories di Gabriele Clementi, che ha fornito una cornice suggestiva all’intervento. Al centro della serata, la figura del cosiddetto “Cavaliere di Gragnola” e lo scheletro a lui attribuito. Ricci ha illustrato come accurate analisi osteologiche, ricostruzioni grafiche e simulazioni balistiche permettano oggi di risalire con precisione ai momenti finali della vita di individui vissuti secoli fa.
È stato sorprendente scoprire, attraverso tecniche all’avanguardia, quanto sia possibile “leggere” le sepolture e interpretare i segreti in esse custoditi. Una vera lezione sul linguaggio delle ossa, che non solo aiuta a ricostruire eventi violenti o traumatici, ma anche le condizioni sociali, sanitarie e culturali di epoche remote.
La serata è stata particolarmente piacevole, intensa e ricca di spunti.

“Gratta e vinci”, l’archeologia che verrà

Il dott. Enrico Giannichedda

La serata di sabato 12 luglio, ha visto protagonista l’archeologo Enrico Giannichedda con l’intervento dal titolo “Gratta e vinci. Cosa aspettarci dalle future scoperte archeologiche in Lunigiana”. Con la sua consueta simpatia e il profondo attaccamento al sito di San Caprasio – che ha seguito sin dall’inizio degli scavi – Giannichedda ha condotto il pubblico in una riflessione lucida e appassionata sul futuro dell’archeologia nel territorio.
Ha sottolineato con forza l’assoluta peculiarità di Aulla, dove davvero, come in un “gratta e vinci”, più e più volte sono affiorate scoperte eccezionali. Luogo privilegiato per gli archeologi, San Caprasio continua a offrire spunti inediti, modificando continuamente la nostra conoscenza del passato.
Nel suo intervento, Giannichedda ha ricordato quanto l’archeologia lunigianese sia cambiata grazie ai maestri del Novecento, e ha aperto una prospettiva sulle prossime scoperte, stimolando fantasia e rigore insieme. Scavare, ha detto, è anche immaginare: con metodo, con amore per il territorio, e con un po’ di fortuna.

Sempre introdotte da Riccardo Boggi, le tre serate hanno avuto un riscontro eccezionale di pubblico, con un chiostro sempre pieno e partecipe. I diversi registri – storico, antropologico, predittivo – hanno mostrato che l’archeologia è un campo vivo, appassionante, accessibile.
Le “Notti dell’Archeologia” ad Aulla sono ormai un momento irrinunciabile per chi ama riscoprire le proprie radici e comprendere come il passato continui a dialogare con noi, anche attraverso un leone scolpito, un osso fratturato, o un colpo di vanga nel posto giusto.

(Achille Fiorentini)