Un Museo tutto nuovo per l’area archeologica dell’antica Luni

Negli spazi del casale Benettini Gropallo, inaugurato a fine maggio il percorso di visita che si affianca all’itinerario esterno tra il Foro e l’Anfiteatro

Il mosaico detto di Oceano esposto in una sala del nuovo Museo di Luni

Si racconta che nell’860 i Vichinghi fossero entrati nel Mediterraneo per saccheggiare Roma: navigando sotto costa giunsero in vista di una città che brillava della luce del sole riflessa dal marmo bianco con il quale era costruita. Il re Hasting pensò di essere finalmente davanti alla Città Eterna e ordinò il saccheggio: ne seguì un attacco violento, con distruzioni e molti morti, fra i quali anche il vescovo ucciso dal re in persona. Ma la città non era Roma, bensì Luni!
Che sia o meno una leggenda, questa ben rappresenta la ricchezza e l’importanza che questa piccola colonia aveva raggiunto già nei suoi primi mille anni di storia. Dalla fine dello scorso mese di maggio quella storia è raccontata nel nuovo museo riallestito nel casale Benettini Gropallo all’interno dell’area archeologica.

L’inaugurazione del nuovo museo, il 29 maggio scorso

Uno spazio destinato da lunghi anni ad ospitare il nuovo percorso espositivo, il cui recupero si deve all’architetto pontremolese Mauro Lombardi (con la supervisione dell’arch. Rosati della Soprintendenza di Genova), e che accoglie finalmente in spazi adeguati i reperti attraverso i quali conoscere le vicende di una delle colonie simbolo del territorio controllati da Roma.
Il museo precedente, costruito nel 1964 all’interno dell’area e infelicemente eretto sopra le rovine di uno degli edifici più importanti, era stato abbattuto poco più di un anno fa e i reperti sistemati in alcuni depositi nei vicini casali che negli anni erano stati acquistati dalla direzione dell’area archeologica.

La struttura del vecchio museo costruito nel 1964 e abbattuto lo scorso anno

All’ingresso di questa si arriva comodamente in auto o in pullman, nonché in bicicletta o a piedi con un percorso accessibile anche dall’area di sosta realizzata lungo l’autostrada A12 a ridosso del complesso residenziale di Luni Mare.
Per chi, negli ultimi decenni, ha più volte frequentato l’area archeologica di Luni, l’impressione è netta fin dall’inizio: sembra proprio che oltre al museo sia stata inaugurata una nuova stagione per Luni, i suoi scavi, le sue ricerche, il suo museo. Finalmente!
Il casale che lo ospita è proprio a ridosso del cancello, appena superata la biglietteria. Il percorso di visita della nuova struttura si sviluppa su due piani, molto diversi l’uno dall’altro; il primo con un’offerta e un’esposizione più di carattere “emozionale”, il secondo più analitico e didascalico.

Statua di generale romano con corazza loricata.

L’insieme funziona e, pur essendo non esente dal sollevare alcune perplessità, alla fine si esce soddisfatti e con il desiderio di continuare la visita all’interno dell’area, dal foro fino all’anfiteatro.
Nelle sale al piano terra del museo il percorso vuole sottolineare il legame della città fondata nel 177 a.C. con il marmo che veniva cavato dai fianchi delle Apuane. I Romani diedero grande impulso all’estrazione di quella materia così pregiata e destinata all’esportazione verso le più importanti città del futuro impero, ma anche – ed è questo l’intento dell’esposizione – mostrando come sia stato utilizzato anche e soprattutto a Luni per dare alla giovane colonia un aspetto monumentale.

Statua in marmo raffigurante la dea Fortuna

Ecco allora in mostra alcuni elementi che danno un’idea sugli impieghi nell’architettura, compresi una grande colonna in serpentino verde o il pesante frammento proveniente da uno dei templi.
Nel percorso di questa prima parte del museo ci sono pezzi noti e di straordinario interesse come quelli relativi alla statuaria, la base con la dedica alla dea Luna ritrovata nel suo tempio e due bellissimi mosaici: quello “di Oceano” e quello, proveniente dalla stessa abitazione, con l’immagine della Medusa.
E gli oggetti? E le opere? Si trovano al piano superiore dove si sviluppa il percorso cronologico che inizia con alcuni reperti precedenti Luni: strumenti in selce, ossidiana e calcare risalenti alla preistoria, due corredi funerari dalla necropoli ligure di Ameglia – Cafaggio, e poi ceramiche etrusche per evidenziare l’area alla foce della Magra fosse popolata da tempi antichi e aperta agli scambi culturali e commerciali.

Grande capitello di uno dei templi della città

La prima fase vera e propria della colonia di Luni è rappresentata con i reperti rinvenuti nel tempio capitolino dedicato a Giove, Giunone e Minerva e nel tempio di Lunae; si passa poi al I secolo d.C. con l’età imperiale e la città che si arricchisce grazie all’intensificarsi dell’estrazione e del commercio del marmo.
Dopo il percorso nell’età romana vera e propria si arriva prima ai Bizantini (Luni è capitale della “Provincia maritima Italorum”) e poi ai Longobardi; l’arrivo e la diffusione del culto cristiano muta profondamente la città che diventa sede vescovile di una diocesi molto ampia e della quale le nostre istituzioni religiose e la stessa organizzazione territoriale sono eredi dirette.
Dopo mille e quattrocento anni di storia le vicende di Luni si interrompono intorno al 1200 quando il collegio vescovile si trasferisce a Sarzana: il territorio è da tempo diventato inospitale e il porto, vitale per la città, è insabbiato e ormai inservibile. La storia si sposta altrove, Luni cade in rovina, i marmi depredati e reimpiegati.
Occorre attendere fino ai secoli XVII e XVIII per trovare le prime citazioni delle rovine dell’antica città romana e la prima metà dell’Ottocento per i primi scavi nell’area. Sul finire del secolo e all’inizio del Novecento ecco gli interventi di personaggi influenti come, fra gli altri, l’imprenditore di Carrara Carlo Fabricotti e il marchese Tomaso Gropallo.
Un interesse non supportato da metodologie scientifiche che se da un lato portò alla riscoperta, ad esempio, dell’anfiteatro, dall’altro suscitò notevoli problemi per la ricerca successiva e la conoscenza del grande patrimonio storico e culturale stratificatosi nei lunghi di secoli di storia della città.

Paolo Bissoli