L’appuntamento diocesano si è svolto domenica 15 giugno a Massa
La S. Messa in Cattedrale a conclusione del Giubileo della Famiglia
Una gioiosa ondata quella dei fedeli che hanno partecipato al Giubileo delle famiglie, “Per un cammino di gioia e misericordia” celebrato nel pomeriggio di domenica 15 giugno, a Massa, per far vivere ai partecipanti, giovani, giovanissimi e adulti di tutte le età, un momento di festa e di unità.
Nel Centro giovanile “San Carlo Borromeo”, i volontari dell’Equipe dell’Ufficio Famiglia con quelli di molti altri Uffici diocesani, degli Scout e con l’aiuto della Segretaria per la pastorale, Francesca, hanno preparato al meglio per accogliere dai più piccoli fino ai ragazzi delle scuole medie. Divisi per età hanno lavorato, guidati dagli animatori, sul concetto di rottura e separazione e hanno sperimentato la bellezza della riconciliazione e della speranza prima ascoltando una favola, “La notte delle lanterne”, e poi attraverso l’arte giapponese del restauro, il “kintsugi” che abbraccia il concetto della bellezza dell’imperfezione e ribattezzata familiarmente con “fare i coccetti”. Infatti hanno rotto e poi ricomposto con colla dorata tazze e ciotole apprezzando anche visivamente la possibilità di far “rinascere” qualcosa da frantumi apparentemente inservibili.
La conferenza del prof. Ezio Aceti in San Pio X a Massa
Gli adulti, nella vicina chiesa di San Pio X, hanno ascoltato la vivace relazione del prof. Ezio Aceti, psicologo dell’età evolutiva, sul tema “Accarezzare il conflitto”, espressione tratta da un discorso di papa Francesco.
Ha introdotto il momento don Maurizio Iandolo, vicario per la pastorale, che ha ricordato a tutti i presenti che il Giubileo è un atto d’ amore e di preghiera.
L’invito del prof. Aceti è stato quello di portare avanti una ricerca continua di comunicazione ed empatia nel tentativo di imparare ad ascoltarsi e così imparare ad amarsi. “Perché finché si litiga c’è interesse, è l’indifferenza che crea la divisione e infine il conflitto”.
Ha poi proseguito nell’analisi di questo momento storico, usando il termine crisi nella sua accezione positiva originale, cioè momento portatore di cambiamenti, ha sottolineato trascinando l’uditorio in una galoppata coinvolgente attraverso alcune dinamiche proprie dell’educazione e del conflitto, ma anche di carenze educative e di solitudine dei bambini che, chiusi nelle loro camerette, sono bombardati da migliaia di input diversi e spesso in contraddizione tra loro.
“Le generazioni adulte di oggi non sanno governare le grandi crisi in corso, quella del rapporto tra genitori e figli, tra insegnanti e studenti e infine tra istituzioni e cittadini. È in crisi ogni forma di legame”.
Eppure Aceti è fiducioso: “Noi non lo sappiamo ancora ma è già nato quello che io chiamo il ‘bambino mondo’, con una capacità di collegare realtà diverse a cui noi non siamo abituati, di gestire rapporti con il diverso da sé; la creazione non è finita è sempre in corso ma noi non ce ne accorgiamo; dobbiamo imparare a gestire i conflitti.
Sale dal basso una richiesta di aiuto per superare un momento faticoso come questo. A questo grido di aiuto oggi si risponde con atteggiamenti sbagliati; con la nostalgia del passato, con l’eccesso di populismo e con il modernismo dilagante.
Per crescere una comunità ha bisogno del suo passato con gli anziani e del futuro con i suoi bambini. È in discussione l’uomo, nella sua totalità, perchè sperimenta il senso del fallimento, motivo per cui non va dimenticato che il male più diffuso in Europa e nell’intero mondo occidentale è la depressione, lo scoraggiamento.
Ma non va persa la speranza: una via di rinascita e di ripresa c’è ed è quella della Chiesa. Cioè sarà ancora e solo attraverso l’uomo, creatura di Dio, tramite la conoscenza e le relazioni, con l’empatia: solo così rinasce l’amore che pone l’uomo al centro”.
Al termine, riuniti in un gioioso pellegrinaggio accompagnato dalle chitarre e dai canti, i pellegrini si sono diretti alla Cattedrale dove sono stati accolti dal vicario generale, don Marino Navalesi. (S.L.)
La S. Messa in Cattedrale: l
a famiglia, comunità d’amore e di vita
Don Marino Navalesi ha presieduto la S. Messa
Il pomeriggio del Giubileo della famiglia si è concluso in Cattedrale con la Santa Messa presieduta dal vicario generale don Marino Navalesi. La sosta sul sagrato, prima dell’accesso all’aula, ha avuto lo scopo di far compiere un gesto evocativo, quello di tracciare il segno di croce sulla fronte del figlio, del familiare, ma anche della persona accanto, compagna nella fede.
Tale gesto avrebbe aiutato a capire meglio il senso della giornata perché, come ha detto don Marino ai genitori, esortandoli a farlo con tenerezza e fermezza, fare il segno di croce ricorda l’appartenenza a Cristo, il desiderio della consacrazione, la volontà di muoversi nel Suo nome.
Non casuale la scelta del 15 giugno: la solennità della SS. Trinità celebra, come ha detto il vicario, “l’Unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo nell’amore e ci invita a non dimenticare come la Trinità sia in mezzo a noi; con il Padre che tutto crea per amore, il Figlio che dona la Salvezza per amore, lo Spirito Santo che ci santifica, ci leva tutte quelle illusioni che ci portano a credere di poter fare da soli”.