Pellegrinaggio in Terra Santa “Sosteniamo nella fede le popolazioni in guerra”

Chiuso in anticipo il viaggio dei pastori toscani. Il Vescovo Mario: “È stato importante anche per comprendere le motivazioni del conflitto arabo-israeliano e per conoscere il punto di vista delle popolazioni palestinesi”

L’incontro con il card. Pizzaballa

Andata e ritorno da una zona di guerra: potrebbe essere un titolo alternativo (ma non troppo) al pellegrinaggio dei vescovi toscani che dal 9 al 13 giugno si sono recati in Terra Santa. Un viaggio previsto già lo scorso mese di ottobre, poi annullato; e anche quest’anno “i venti di guerra” che soffiano sul Medio Oriente hanno condizionato il programma, costringendo al rientro con un giorno di anticipo, dopo aver vissuto giornate intense di spiritualità e amicizia, assieme ai cristiani d’Oriente.
Infatti al mattino del 13 giugno, i pellegrini hanno dovuto lasciare Gerusalemme per la chiusura dello spazio aereo, dopo gli attacchi missilistici di Israele all’Iran della notte. Obiettivo dei vescovi era raggiungere il confine con la Giordania e da lì procedere verso la capitale Amman, confidando in un volo per l’Italia.

Foto di gruppo dei partecipanti al pellegrinaggio in Terra Santa

Un risultato raggiunto grazie ai Frati Minori della Custodia di Terra Santa, che avevano organizzato il pellegrinaggio, al Patriarcato di Gerusalemme, alla Nunziatura Apostolica e al Consolato italiano che hanno permesso il disbrigo delle pratiche alla frontiera.
Una volta ad Amman, i vescovi toscani, sono stati ospitati in un albergo nelle vicinanze del “Terra Santa College”, struttura accademica e di formazione gestita dai Frati Minori. Se è vero che l’epilogo è stato inaspettato, è anche vero che il pellegrinaggio ha permesso di toccare con mano ancora una volta la precarietà delle condizioni in cui vivono le popolazioni di queste terre, sottoposte alle minacce della guerra e degli attacchi dal cielo.
Anche dalla capitale giordana, il vescovo Mario, raggiunto telefonicamente, ci ha parlato degli allarmi frequenti, ma nonostante questo hanno vissuto con una certa “normalità” la loro permanenza.
Hanno incontrato anche mons. Giovanni Paolo Dal Toso, nunzio apostolico in Giordania, che ha illustrato la vita dei cristiani in quelle terre e di come i pellegrinaggi siano percepiti quale gesto di solidarietà. Fino al mattino del 13 giugno, il pellegrinaggio aveva soddisfatto appieno i partecipanti.
Fra le tappe principali non solo la visita ai luoghi della fede come il Santo Sepolcro o la Basilica del Getsemani, ma anche a strutture di servizio, quale l’ospedale Saint Louis, gestito dalle suore di San Giuseppe dell’Apparizione, un centro per cure geriatriche, oncologiche e palliative, aperto a tutti.
E ancora la Casa del Fanciullo a Betlemme, casa famiglia che accoglie ragazzi tra i 7 e i 18 anni. Qui i vescovi hanno potuto ascoltare la toccante testimonianza di un giovane frate minore palestinese i cui genitori hanno avuto la loro casa distrutta nella Cisgiordania. Ci sono poi stati gli incontri ufficiali, come quello con padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, e quello con il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme.
“È stato importante venire in Terra Santa, soprattutto in questi giorni – ha detto il vescovo Mario – non solo per una vicinanza ai cristiani e alle popolazioni, ma anche per comprendere le motivazioni del conflitto arabo-israeliano, per vedere soprattutto il punto di vista delle popolazioni palestinesi che è diverso da quello narrato dai media occidentali. Ci raccontava, infatti, nel suo incontro il cardinale Pizzaballa, di quanto sia importante per i cristiani stare dentro a questa situazione, farsi raccontare le storie e mantenere il dialogo con tutti, proprio in virtù di questo ruolo di mediazione che ha la Chiesa cattolica in queste zone. Anche il ruolo svolto dai Frati Minori con la loro presenza grazie alla istituzione della Custodia di Terra Santa rappresenta una risorsa significativa, così come è stato bello incontrare molti di loro”.
“Molto bella inoltre la preghiera del Rosario che abbiamo fatto al Muro di Betlemme che divide la città, dove ha sostato anche papa Francesco nel corso della visita nel 2014; ci siamo resi conto di quanto i palestinesi vivano una situazione di segregazione, senza lavoro e con pochi mezzi di sostentamento, sempre più esclusi dalla vita sociale dello stato di Israele. Aver prolungato per cause di forza maggiore il pellegrinaggio, è stata l’occasione per conoscere anche la situazione della Giordania e ascoltare la testimonianza di don Mario Cornioli, sacerdote fidei donum della diocesi di Fiesole, che da anni si occupa di integrare i rifugiati presenti in gran numero nel territorio giordano, in particolare provenienti dalla Piana di Ninive, l’Iraq. In conclusione mi sento di dire quanto sia importante continuare i pellegrinaggi non solo per questioni economiche ma per manifestare la vicinanza della Chiesa ai cristiani d’Oriente che hanno tanto bisogno di essere sostenuti e confermati nella fede”.

Nel pellegrinaggio erano presenti, dalla nostra diocesi, anche i sacerdoti don Stefano Lagormasini e don Massimo Redaelli.
“Un’esperienza meravigliosa – ha detto don Stefano – soprattutto il dialogo e l’incontro con le persone. Giorni intensi dove abbiamo capito quanto sia importante comprendersi e fare mediazione nei rapporti. È stato anche il modo per capire la situazione geopolitica che si vive in queste zone”.
“Abbiamo sperimentato dei momenti molto forti – ha commentato don Massimo – un pellegrinaggio discreto che ci ha permesso di ascoltare testimonianze molto forti ma vere dei cristiani. Questa esperienza ci ha consentito di aprire gli occhi e il cuore su una realtà molto complicata. A Gerusalemme, mi ha colpito il silenzio nelle strade e i tanti negozi e attività chiuse: i cristiani stanno soffrendo, però ci sono, come testimoni credibili dell’appartenenza a Gesù”

df