La Chiesa in uscita di Francesco cammina ora sulle gambe  del Popolo di Dio

Un nuovo stile di Chiesa, tanti processi di riforma avviati, una fratellanza universale e una casa comune da proteggere: gli assi portanti del pontificato di Papa Francesco potranno realizzarsi in una Chiesa autenticamente sinodale

(Foto Calvarese/SIR)

Il pontificato di Papa Francesco è terminato. Non è facile sintetizzare 12 anni di Chiesa in mezzo a un’alluvione di commenti che vanno dal Papa rivoluzionario al Papa dell’elezione non valida e alla tanta ipocrisia sparsa dal sistema dell’”infotainment” (informazione e intrattenimento assieme) in questi giorni.
Ce la potremmo cavare scrivendo di un pontificato complesso, che richiederà alcuni anni per essere metabolizzato, analizzato e giudicato, e fermarci qui. Ma volendo andare più in profondità, Jorge Mario Bergoglio è diventato Vescovo di Roma in un momento estremamente difficile, posto alla guida di una Chiesa che aveva progressivamente lacerato i fili che la tenevano unita alla stagione conciliare e che in un mondo in veloce trasformazione aveva progressivamente serrato i ranghi, riducendo gli spazi di confronto con la realtà del mondo contemporaneo.

(Foto Calvarese/SIR)

L’esortazione Evangelii Gaudium ha mostrato da subito l’intenzione del primo papa non europeo di creare nuove condizioni per testimoniare la fede nel mondo.
Avviare processi anziché occupare spazi; sviluppare una comunione nelle differenze, nella Chiesa e con il mondo; connettere i principi con la realtà; allargare lo sguardo dal proprio particolare per conseguire un bene più grande: questi gli atteggiamenti che Francesco ha posto alla base di una Chiesa capace di raggiungere le tante “periferie” e salvare gli “scarti” – due parole che segneranno i 12 anni del Papa argentino – di un’umanità dolente e assetata di misericordia.
Gli echi ignaziani di “Chiesa in uscita” propagati dal magistero del pontefice gesuita hanno trovato la loro espressione più chiara nel discorso alla Chiesa italiana, a Firenze nel novembre 2015: «preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti».

Papa Francesco in Vaticano al Sinodo dei Vescovi (Foto Vatican Media/SIR)

La Chiesa in uscita proposta da Francesco si è manifestata con un indirizzo e un metodo. Il primo si è concretizzato essenzialmente con le encicliche Laudato si’ (2015) e Fratelli tutti (2020), attraverso le quali il Papa ha affrontato le grandi questioni sociali del nostro tempo: una crisi ecologica che è anche una crisi sociale e che produce i conflitti che impediscono la realizzazione di una fraternità del genere umano.
Il metodo è quello della sinodalità, un Popolo di Dio che cammina assieme, membri laici e ordinati, per dare in ogni tempo la forma e la sostanza più idonea alla missione salvifica della Chiesa, in continuità con quella primavera dello Spirito rappresentata dal Concilio Vaticano II.

La visita del Papa in Myanmar nel 2017

Sia sull’indirizzo che sul metodo Francesco ha scontato una decisa opposizione interna, in alcune frange saldata a correnti conservatrici internazionali che hanno fatto del Papa il simbolo di una cultura da avversare con ogni mezzo.
La questione delle celebrazioni affidate ai viri probati emersa nel Sinodo per l’Amazzonia, il tema dei divorziati risposati affrontato al doppio Sinodo sulla famiglia, o il diaconato femminile sono alcuni dei temi su cui si sono registrate le tensioni più evidenti, certamente frutto anche di scelte strategiche e comunicative talvolta non azzeccate.
Francesco è morto nel mezzo di un percorso sinodale che è iniziato ma che non è approdato ancora a nulla di definitivo, con una Chiesa che naviga a vista in un mondo sull’orlo del caos geopolitico.
La stessa cosa accadde a Giovanni XXIII, che morì durante lo svolgimento del Vaticano II. Allora fu Paolo VI a scegliere di non interrompere e portare a compimento il processo avviato.
Anche questa volta sarà un successore a scegliere che fare, ma un laicato desideroso di dare compimento al disegno di Francesco di una Chiesa capace di portare speranza nel cambiamento d’epoca che l’umanità sta attraversando – nel percorso sinodale i segni di questa ansia sono stati evidenti – non può essere ignorato.
I cardinali chiamati a Conclave ne sono consapevoli: la Chiesa in uscita di Francesco continua a camminare sulle gambe del Popolo di Dio.

(Davide Tondani)