Domenica 16 febbraio – VI del Tempo Ordinario
(Ger 17,5-8; 1Cor 15,12.16-20; Lc 6,17.20-26)
Dopo aver completato la scelta dei Dodici, Gesù pronunzia il suo discorso programmatico, quello delle Beatitudini. Delle otto beatitudini del vangelo secondo Matteo, Luca ne ricorda quattro e vi aggiunge quattro “Guai”.
1. Beati voi, poveri. Con la sua divina pedagogia Gesù si rivolge ai poveri e promette loro beatitudine. Chi è in stato di bisogno è anche sensibile a una promessa di felicità, chi invece possiede tutto, non pensa che ci sia qualcosa di più di cui potrebbe aver bisogno. È quanto mai appropriato il rimprovero dell’Apocalisse: “Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo” (Ap 3,17).
La diffusione del messaggio cristiano è stata agevolata dal fatto che i missionari del Vangelo si misero al livello dei destinatari, non si presentarono come quei benefattori che vogliono rimediare a tutto e fanno sentire i poveri ancora più poveri.
Chi si presenta al mondo come benefattore dell’umanità e vuole aiutare gli ultimi senza immedesimarsi con essi, resta su un piano superiore e quindi non fa presa.
2. Guai a voi, ricchi. Gesù condanna non chi produce e possiede beni, ma chi mette i beni al centro di tutto e li considera più importanti perfino di Dio stesso. Il problema non sta nei beni, ma nell’attaccamento ai beni. Gesù elogia il ricco Zaccheo quando il capo dei pubblicani promette di donare la metà dei suoi beni ai poveri e di restituire “quattro volte tanto” se avesse frodato qualcuno (Lc 19,1-10).
Tra gli amici scelti da Gesù ci sono dei benestanti: Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo fanno i pescatori e hanno una specie di cooperativa con garzoni a servizio (Mc 1,20); Matteo è un esattore delle imposte. Gesù stesso per trent’anni visse in famiglia lavorando nella azienda familiare e si presentò all’ultima Pasqua con una tunica costosissima. La Chiesa si avvale della beneficenza di chi è in grado di farla, ma questa non sarebbe possibile se non ci fosse il possesso di beni.
La carità, la liberalità, l’ospitalità e la generosità sarebbero tutte virtù impossibili in un mondo senza proprietà privata. Coloro che hanno sposato la causa dello statalismo contro la proprietà privata, pensano che Gesù condanni il possesso delle ricchezze, ma l’autentica interpretazione del Vangelo è un po’ diversa.
3. Benedetto l’uomo che confida nel Signore. Gesù condanna l’uso improprio della ricchezza e coloro che si sentono sicuri perché confidano nei propri beni. La ricchezza e il benessere di per sé non sono una cosa brutta, sono dono di Dio.
Il rischio sempre presente è che i beni di questo mondo diventino una barriera di difesa, una separazione, una chiusura verso un mondo superiore. Chi confida nelle sue ricchezze e nella sua forza non ha bisogno di Dio, invece è benedetto chi nella buona o nella cattiva situazione confida nel Signore.
† Alberto



