È diventato realtà a Sorano un progetto che sembrava perduto

Inaugurata a Filattiera l’esposizione che propone una scelta dei reperti archeologici frutto di venti anni di scavi del prof. Tiziano Mannoni

Era il 1981 quando il prof. Tiziano Mannoni iniziò a Filattiera la stagione delle campagne di scavo: venti anni di indagini archeologiche nel borgo medievale, nella torre di San Giorgio, sulla collina di Castelvecchio, nella piana di Sorano fino alla collina di Monte Castello. Circa 60mila i reperti, anche piccolissimi, venuti alla luce.
E da sabato scorso, 28 ottobre, 190 di questi sono esposti a Sorano nel Centro di Documentazione, organizzati nelle bacheche per quella che è una Esposizione Archeologica attesa da venti anni.

Da sinistra: l’archeologo Giannichedda, la sindaca Folloni, l soprindente Acordon con la funzionaria Colombo e Francesco Bola di Sigeric

Centro che ora è intitolato al prof. Tiziano Mannoni (scomparso nell’ottobre 2010 e che riposa proprio nel cimitero vicino) gestito da un decennio da Sigeric: “Oggi si chiude il cerchio di un percorso che arriva da lontano” ha esordito Francesco Bola, uno dei dirigenti della cooperativa di guide turistiche, prima di dare la parola alla sindaca Annalisa Folloni. “Una giornata speciale e importante – ha spiegato – perché questi reperti appartengono a tutta la comunità e con questa inaugurazione cominciamo davvero a vedere la luce e i risultati di un lavoro che il prof. Mannoni ha portato avanti per venti anni”.
Un pomeriggio gratificato dalla partecipazione di un pubblico che la sala polifunzionale non è riuscita a contenere; una presenza, ha sottolineato la soprintendente Angela Acordon, che dimostra la lunga attesa per questa esposizione che ha richiesto molto tempo e finanziamenti cospicui.

Cristina Mannoni scopre la targa che intitola al padre Tiziano il Centro di Documentazione di Sorano

Anni che sono trascorsi veloci, ma che hanno delimitato un tempo così lungo da far temere che non si potesse più trasformare in realtà quel progetto avviato all’inizio del millennio: “abbiamo raccolto un’eredità importante – ha spiegato Marta Colombo, funzionaria della Soprintendenza – e abbiamo deciso di ripartire e piano piano quelle vetrine vuote si sono riempite e ho visto rinascere l’entusiasmo: è la dimostrazione che se si vuole, con impegno e volontà, i progetti si possono realizzare”.
Un’esposizione organizzata al primo piano, nel ballatoio che si affaccia sulla platea: “ora esiste, magari migliorabile perché possiamo fare altre cose, magari anche nuovi scavi – ha precisato l’archeologo Enrico Giannichedda che a Filattiera con Mannoni ha scavato a partire dal 1986 – ma possiamo già dire che in Lunigiana c’è ora un’offerta culturale che arricchisce di un nuovo tassello il percorso dell’archeologia tra Equi, Aulla, Sorano e Pontremoli”.
L’esposizione è di tipo tradizionale e per il momento non ci sono né postazioni né contenuti multimediali (“ma si potranno aggiungere” ha detto Giannichedda); tutte le bacheche hanno un grande pannello che illustra l’evoluzione degli insediamenti umani a Filattiera, da quelli preistorici sulla collina di Castelvecchio a quelli romani prima e bizantini dopo nell’area di Sorano, fino ai diversi periodi dell’età medievale del borgo sulla collina, tra San Giorgio e il castello Malaspina.
Il Centro è visitabile nei fine settimana o su prenotazione, anche per gruppi (www.sigeric.it – tel. 366.3712808, 331.8866241). Da primavera sarà aperto tutti i giorni.

Paolo Bissoli