Stanno tornando tempi lontani? Il principe temeva dare le armi ai sudditi che avrebbero potuto usarle per ucciderlo; aumentava le tasse e affidava la guerra di conquista o di difesa a “professionisti”, pronti anche a tradire se ricevevano offerta più vantaggiosa. Famoso in particolare per essere protagonista di una tragedia del Manzoni è Francesco Buzzone detto il conte di Carmagnola

La nostra Costituzione all’art. 52 dice che “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino” e pertanto in democrazia si forma un esercito di leva. Sono tornati negli anni recenti però eserciti mercenari che fanno guerre a pagamento: ce ne sono sempre di più in giro, abbiamo visto i loro capi e sentito il loro urlo feroce.
Stanno tornando tempi lontani? Quando il principe temeva dare le armi ai sudditi che avrebbero potuto usarle per ucciderlo; aumentava le tasse e affidava la guerra di conquista o di difesa a “professionisti”, pronti anche a tradire se ricevevano offerta più vantaggiosa.
Per questo motivo Machiavelli invita il suo principe, specie se da privato ha preso il potere con la forza e la virtù propria e non per successione dinastica, ad avere “milizie proprie, non mercenarie o ausiliarie” perchè inutili e pericolose, ambiziose, infedeli, le “tiene in campo solo un poco di stipendio, che non basta a farle morire per te”.
Eppure nell’età del Rinascimento furono fatte le tante guerre, combattute da professionisti preparati ad usare le nuove tecniche con le armi da fuoco, in eserciti che hanno il loro nucleo nella fanteria e non più nella forza d’urto della cavalleria dell’età feudale. I mercenari più famosi erano gli svizzeri (un residuo di élite sono ancora le guardie pontificie) poi superati dagli spagnoli.

La base sociale diventa più popolare per l‘arruolamento di bisognosi di un salario. Le armi da fuoco impongono nuovi tipi di fortificazioni (la fortezza di Sarzanello o la meraviglia delle mura di Lucca) che richiedono l’opera di tecnici e ingegneri. Gli Stati regionali italiani impediscono la formazione di uno Stato nazionale (come avviene in Spagna e Francia) e favoriscono la carriera di tanti e forti capitani di ventura, una scuola di condottieri di origine quasi tutti dell’Italia centrale, il primo però è scozzese italianizzato Giovanni Acuto.
I loro nomi sono noti: Braccio da Montone e Andrea Fortebraccio signori di tante terre umbre e laziali, insegnano l’arte della guerra a Erasmo da Narni detto Gattamelata (crasi da Gatteli Melania nomi della madre), abile stratega al servizio di Venezia in guerra contro i Visconti di Milano, morì a Padova nel 1442 e ammiriamo il suo monumento equestre in piazza della Basilica di Sant’Antonio, un capolavoro di Donatello.
Nome celebre in Lunigiana è Niccolò Piccinino, che dal 1430 al 1433 conquista per sé Niccola, Carrara, Moneta, Ortonovo, Fivizzano, i castelli dei Malaspina alleati con Firenze (Mulazzo e Villafranca) e prende Pontremoli, dove entra a forza e trova poca volontà di resistere dei suoi abitanti, che nel 1437 invece si ribellano e vogliono stare con Milano.
Il Piccinino pone campo a Filattiera e la riduce ad obbedirgli con modi spietati, accorre Francesco Sforza che prende Panicale, Licciana, Bastia e tutto ritorna a Filippo Maria Visconti.
Lorenzo Attendolo Sforza e il cugino Muzio passano al soldo del regno di Napoli con Giovanna II ultima regina angioina e con Alfonso V d’Aragona, combattono per Firenze contro Milano e in seguito per Francesco Sforza, diventato da capitano duca di Milano sposando Bianca Maria Visconti che portava come “corredo” Pontremoli e Cremona.
Alberico da Barbiano contro Firenze fa stragi a Faenza e fonda la Compagnia di San Giorgio di miliziani tutti italiani tra cui Facino Cane, Jacopo Caldora, Jacopo Dal Verme con rinnovo dell’arte guerriera.
A Venezia in una bella piazza si ammira l’imponente monumento equestre a Bartolomeo Colleoni, bergamasco ma di discendenza longobarda, nel 1455 ha il comando generale dell’esercito della Repubblica di San Marco. Famoso in particolare per essere protagonista di una tragedia del Manzoni è Francesco Buzzone detto il conte di Carmagnola (AL): prima fa contratto coi Visconti, poi passa a Venezia e la battaglia decisiva contro Milano è a Maclodio nel 1431, fu sconfitto.
Il Carmagnola con una trappola portato a Venezia, fu accusato di tradimento dal doge, per sospetti di intesa segreta col duca Visconti perché nella precedente battaglia del 1427 Carmagnola vincitore aveva lasciati liberi molti nemici sconfitti. La tragedia manzoniana ha la sua forza poetica nel dramma di un innocente che è condannato a morte perché un atto di umana pietà è visto con sospetto dal potere politico: è un’anima delusa, sfiduciata del mondo.
Maria Luisa Simoncelli



