Giovanni delle Bande Nere tentò di salvare l’Italia dallo straniero

Vissuto all’inizio del XVI secolo, apparteneva ad un ramo cadetto dei Medici. Forse pensò di farsi un suo principato ad Aulla

Firenze, piazza San Lorenzo. Il monumento a Giovanni delle Bande Nere realizzato da Baccio Bandinelli alla metà del Cinquecento. (da Wikipedia)

Giovanni (Forlì 1498-Mantova 1526) detto delle Bande Nere appartiene ad un ramo cadetto dei Medici. Ebbe come tutore Jacopo Salviati genero di Lorenzo il Magnifico avendone sposato la figlia Lucrezia, personaggio molto influente, cognato di papa Leone X; portò Giovanni nelle milizie papali.
Il ragazzo era molto impulsivo, fu bandito da Firenze perché uccise in una lite un suo coetaneo, di nuovo a Roma in uno scontro tra ragazzi ostili agli Orsini uccise uno della potente famiglia.
Intervenne Salviati che lo mandò a Napoli, era però sempre litigioso, tornò a Firenze e si ritrovò soldato papale nel 1516 nella guerra contro Urbino.
Irrequieto per indole imparò disciplina e obbedienza, comprese il declino della cavalleria pesante e seppe sostituirla con cavalli piccoli e leggeri di stirpe turca o berbera, adatti alle schermaglie e alle imboscate, di buona mobilità.
Infuriava in Italia la guerra tra Francesco I re di Francia e Carlo V, il papa Medici Leone X sta con l’imperatore. Alla morte del papa per lutto tinge le sue insegne di nero, da qui l’appellativo.
Tante le vittorie militari riportate sotto Prospero Colonna; a Pavia, Parma, Piacenza, sull’Adda, vince alla Bicocca e viene ingaggiato dagli imperiali. Attacca i temuti fanti svizzeri che dalla Valtellina erano scesi in aiuto di Francesco I.
Conosceva bene il mestiere delle armi, il regista Ermanno Olmi ha girato un film capolavoro in cui ricostruisce, in immagini artistiche alla Piero della Francesca, l’intrigo di quel momento storico.
Il nuovo papa Clemente VII altro Medici passa ai francesi e pagherà le conseguenze col sacco di Roma del 1527 coi lanzichenecchi pagati da Carlo V; il papa si salva nascosto in castel Sant’Angelo.
A Governolo nel 1526 Giovanni viene ferito gravemente, le cure, l’amputazione di una gamba non lo salvano dalla cancrena.
Sepolto armato in San Francesco a Mantova, la salma nel 1685 fu traslata a Firenze nelle Cappelle medicee con la moglie Maria figlia di J. Salviati.
Le Bande Nere di Giovanni occuparono anche castelli e terre di Lunigiana, forse col progetto del capitano di stabilirvi una sua signoria. Il 2 ottobre 1523 il marchese Antonio Malaspina fu a forza obbligato a vendergli Aulla che fu occupata insieme ai borghi e castelli di Bibola, Montedivalli, Ponzano con la clausola che entro un anno desse consenso Carlo V, essendo i Malaspina feudatari di investitura imperiale.
Giovanni ne prende il possesso, ma la situazione è complicata, c’era malcontento contro i Malaspina per le loro vessazioni e ingiustizie, ma erano pur sempre legati all’impero in quegli anni potentissimo, su cui non tramontava mai il sole dopo le conquiste americane.
Il beneplacito imperiale per la vendita non venne, Antonio ebbe aiuto dai parenti e mise insieme duemila uomini, assediò Aulla con l’aiuto di seicento soldati spagnoli, ma le Bande nere resistettero, dilagarono anche nel feudo di Tresana, Podenzana, Villafranca, anche in Garfagnana come è attestato dal commissario estense Ludovico Ariosto che là era incaricato.
Giovanni si ritirò dalla valle del Serchio per evitare complicazioni diplomatiche. Un’azione sua temeraria fu portarsi sulla strada per Bibola, forse presso Burcione fortificata, vinse con soldati ben addestrati e Aulla restò nelle sue mani.
Per punire chi aveva appoggiato Antonio saccheggiò i loro borghi, si portò ad Albiano e, a causa della morte di un suo soldato, fece uccidere 36 persone ritenute favorevoli ai Malaspina. La mediazione spagnola convinse Giovanni a venire a patti conclusi nel 1525 e prese 2.500 scudi oro. Aulla fu venduta ai Centurione di Genova nel 1543.
Le notizie molto complesse le ricaviamo dal II dei 5 volumi di “Storia di Aulla” di Giulivo Ricci (Pontremoli, Artigianelli, 1990), che procede anche per ipotesi mancando per il periodo i protocolli notarili di documentazione Un’ipotesi diffusa è che la fortezza della Brunella in funzione strategica sia stata voluta da Giovanni delle Bande nere e completata dai Centurione.

(M.L.S.)