Sant’Andrea Corsini e l’Oratorio di Lorenzana a lui dedicato

Tresana: nel 1622 la ricca famiglia fiorentina acquista il feudo Malaspina e nel 1652 fa costruire l’edificio per celebrare l’antenato, già vescovo di Fiesole, elevato agli onori degli altari da Urbano VIII

L’interno dell’oratorio di Lorenzana. Nelle nicchie le statue diSant’Andrea Corsini e di Santa Liberata

Correva l’anno 1622 quando Bartolomeo Corsini acquistava il feudo di Tresana. In questo territorio, fuori del borgo di Lorenzana, esattamente trent’anni dopo pensò di edificare un Oratorio dedicandolo al santo di famiglia che nel frattempo era stato canonizzato. Il 22 aprile 1629 Papa Urbano VIII aveva infatti proclamato Santo un antenato di Bartolomeo, Andrea Corsini, religioso carmelitano e poi vescovo di Fiesole.
I caratteri stilistici dell’edificio sacro possono essere ricondotti ai modelli diffusi tra la seconda metà del secolo XVII e l’inizio del successivo. L’oratorio si colloca ad occidente del centro abitato, addossato ad uno dei nuclei che compongono la struttura residenziale del paese, ed è parzialmente incastrato nel terreno dal lato del presbiterio ed affacciato su un piccolo sagrato pianeggiante dal lato opposto. Si presenta con un semplice volume, coperto a capanna coerente con la base dell’impianto architettonico, formata dai due elementi della navata e del presbiterio di larghezza minore. La facciata è semplicemente intonacata e gli unici elementi che la contraddistinguono sono quelli funzionali all’utilizzo dell’edificio: la porta, fiancheggiata dalle finestrelle laterali, e la finestra superiore. Il tutto è coronato da un campanile a vela.
L’interno, coperto da una volta a botte lunettata a sesto ribassato, in corrispondenza della navata, e da una volta a crociera nel presbiterio, è suddiviso dall’arco trionfale che raccorda la larghezza planimetrica delle due superfici, distinguendone le differenti funzioni e specificità. Il pavimento attuale è stato realizzato ai primi del ‘900 con mattonelle quadrate chiare e scure in cemento disposte a losanga. Il presbiterio rettilineo è sollevato di un gradino rispetto all’aula ed è chiuso da una balaustra novecentesca a pilastrini di marmo bianco con intarsio in marmo rosso.

L’altare, ricostruito nel 1942, a gradoni rettilinei sovrapposti si colloca al centro del vano lasciando un breve spazio per il coro ligneo a scanni regolari addossato alla parete di fondo.  Quest’ultima è caratterizzata da una coppia di nicchie incorniciate contenenti le immagini di Sant’Andrea Corsini e di Santa Liberata.
Andrea, della nobile famiglia fiorentina dei Corsini, nacque nel 1301, l’anno in cui Dante Alighieri veniva bandito dalla sua città, divisa e turbolenta. Sua madre, prima

La facciata dell’Oratorio di Lorenzanadi metterlo al mondo, disse di aver visto in sogno il suo figliolo nelle sembianze di un lupo, trasformato poi in agnello. In gioventù Andrea pare sia stato davvero una testa calda, un giovane arrogante, spendaccione e ozioso.
Pur nel frastuono della gaia e rissosa Firenze, udì il soffio dello Spirito, che si tradusse in un irresistibile richiamo alla mistica pace del Carmelo. Ad uno zio che tentava di riportarselo a casa, prospettandogli un eccellente matrimonio, rispondeva: “Che ne farei di questi beni, se poi non avessi la pace del cuore?”. Andrea nascondeva sotto il saio un cilicio, ancora oggi conservato, tutto irto di punte di ferro, ed andava di porta in porta a chiedere l’elemosina, senza evitare quelle case in cui un tempo si recava a far baldoria con gli amici. Dopo la sua ordinazione sacerdotale, venne mandato a completare gli studi nell’università di Parigi. Tornò dal soggiorno parigino più irrobustito non solo culturalmente, ma anche nello spirito.
Durante il viaggio di ritorno, narrano i suoi biografi, operò alcune prodigiose guarigioni. Tornò a Firenze quando già imperversava l’epidemia della peste descritta dal Boccaccio. Venne eletto superiore provinciale dell’Ordine nel 1348 e, due anni dopo, essendo morto di peste il vescovo di Fiesole, Andrea fu chiamato a succedergli. Cercò di sottrarsi all’incarico, di cui si reputava indegno, andando a nascondersi in un lontano eremo, ma il suo nascondiglio venne scovato da un fanciullo. Andrea interpretò quell’episodio come un invito all’obbedienza ed accettò la nomina episcopale.
Per ventiquattro anni resse la diocesi di Fiesole, non sempre con la mansuetudine dell’agnello, poiché il suo rigore ascetico e la sua assoluta dedizione al ministero pastorale non erano sempre graditi a coloro che non ponevano eccessivo zelo nel servizio del Signore. Della sua carità beneficiarono soprattutto i poveri. Della sua opera di pacificatone trassero vantaggio non solo i battaglieri comuni toscani, ma anche la città di Bologna, dove il papa Urbano V lo mandò a mettere pace tra i cittadini, sobillati dai Visconti, e che lo ricompensarono anche con il carcere. Andrea Corsini morì il 6 gennaio 1373 ed il suo corpo fu seppellito nella chiesa fiorentina del Carmine. Il Martyrologium Romanum ricorda il suo nome proprio nell’anniversario della sua nascita al Cielo, il 6 gennaio.
Diversa è la questione della memoria liturgica. Nell’Oratorio a lui dedicato in Lunigiana, cosa diffusissima in queste zone, è rimasto l’uso di celebrare la festa del santo nella data in cui era prevista un tempo nel calendario liturgico prima della riforma richiesta dalla costituzione “Sacrosanctum Concilium” del Concilio Vaticano II, in questo caso il 4 febbraio, oppure talvolta trasferendola alla domenica più vicina.
Tanti luoghi quali il piccolo grazioso Oratorio di Lorenzana hanno aiutato a trasmettere la fede di generazione in generazione, ora tutto lascia intendere che non sia così scontato che ancora in zona possa esservi traccia di cristianesimo quando nel 2052 l’Oratorio festeggerà il suo quarto centenario.

Don Fabio Arduino