Un bel tacer non fu mai scritto

(Foto Siciliani – Gennari/SIR)

Sono diversi i motivi che possono indurre tanti credenti a dubitare dei punti di riferimento che si trovano alla base di quel sentimento di appartenenza alla Chiesa che nasce, certamente, dalla fede ma ha anche bisogno di sostegni umani che, di solito, troviamo in persone o strutture. Sarebbe impossibile, in un articolo così breve, fare un elenco esaustivo dei tanti fatti negativi che hanno segnato la realtà ecclesiale in questi ultimi anni e, purtroppo, sembra altrettanto inutile sottolineare il tanto bene che tanti cristiani (preti, religiosi o laici) diffondono nelle realtà in cui sono inseriti. Non è una novità di oggi, ma oggi c’è una forma di informazione “malata” che ha bisogno di diffondere subito la notizia per il solo fatto di “arrivare primi”, poi si andrà a verificare se sia vera, ma il danno ormai è fatto.
Un contributo fondamentale a questo andazzo è offerto dalle notizie diffuse ad arte – si direbbe anche a pezzi e a bocconi – per creare attesa e ottenere attenzione. È il caso, duole dirlo, che in questi giorni è stato ripreso un po’ da tuti i mezzi di informazione.
Il segretario particolare del defunto Benedetto XVI e prefetto della Casa Pontificia, dopo la morte del papa emerito ha rilasciato dichiarazioni nelle quali riferisce del dolore provato da Ratzinger per il motu proprio “Traditionis custodes” promulgato da Francesco, a riforma del precedente “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI, sulla possibilità di celebrare la Messa in latino. Inoltre, riferendosi a se stesso, l’arcivescovo ha detto di essersi sentito un “prefetto dimezzato” quando gli venne chiesto di occuparsi soltanto del Papa emerito. Su queste dichiarazioni si sono scatenate le più diverse interpretazioni, specie dopo l’udienza concessa da papa Francesco a mons. Georg Gänswein. Non è il caso, qui, di approfondire tali argomenti.
Quello che, invece, si può fare è stigmatizzare, come si accennava in precedenza, lo “stile” che sembra sottostare a certe scelte. Non si può, due giorni dopo la morte di una persona, attribuire al defunto modi di vedere che non sono più verificabili; non si possono esternare sentimenti personali che, in un modo o nell’altro, possono apparire come forme di delusione per una carriera interrotta. Perché certe esternazioni non sono state fatte prima?
È così assurdo pensare che il papa emerito non fosse d’accordo sulla correttezza di certe scelte? Gli anni vissuti da Benedetto come papa emerito hanno comportato la ricerca di un equilibrio non facile da trovare tra la sua presenza (che avrebbe potuto essere; ma non è stata, “ingombrante”) e l’attività del papa in carica. Benedetto ha mantenuto la promessa di “farsi da parte” per non intralciare Francesco; perché ora si cerca di fare apparire attriti la cui esistenza è difficile da dimostrare per ovvi motivi?

Antonio Ricci

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