A Mocrone il suo laboratorio dove dà nuova vita agli strumenti

La passione la si vede subito, dai piccoli dettagli del suo modo di lavorare, dalla delicatezza con cui sfiora i tasti del pianoforte o dallo sguardo alla ricerca della piccola imperfezione da accomodare nello strumento. Del resto quella di Stefano Valentini, originario della Spezia ma che da diversi anni opera in Lunigiana e precisamente nel piccolo borgo di Mocrone a Villafranca, è una professione che richiede passione. Quella di musicista-artigiano che ripara pianoforti antichi, offrendo una nuova vita a strumenti che hanno storie antiche e gloriose, e che grazie alla sua perizia e pazienza ritrovano la forma migliore, ritornando a suonare come un tempo. E a volte anche meglio. Nel suo laboratorio di Mocrone, Valentini possiede una quantità infinita di attrezzi e di strumenti necessari ad accordare, restaurare e rivitalizzare ogni tipo di pianoforte. Ed in effetti alcuni lavori di Valentini vanno al di là del semplice restauro per entrare decisamente nel campo dell’arte. Non si tratta solo di smontare, pezzo per pezzo, un pianoforte, di occuparsi dei tasti, delle corde, dei martelletti, dei meccanismi che fanno funzionare tutte queste cose insieme, ma anche di creare un oggetto dall’affascinante bellezza, perché spesso lo strumento, oltre al suo valore come tale, possiede anche un pregio come elemento di decorazione che fa la sua bella figura in un salotto o in uno studio.

Un cammino che Valentini ha iniziato tanti anni fa, guidato dall’amore per la musica e per lo strumento del pianoforte “solitamente – sottolinea Valentini – questo è un mestiere che si tramanda di padre in figlio o comunque nell’ambito famigliare. Per me ha avuto principio dalla passione per il pianoforte, non solo come mezzo musicale ma anche nel volerne comprendere i meccanismi reconditi. Per questo mi sono formato nel laboratorio della storica casa musicale Pietro Bisio della Spezia dove per anni ho svolto lavori manuali sui pianoforti cercando di carpirne i segreti del funzionamento”. Perché quello del restauratore non è un mestiere che si improvvisa. Ci vogliono anni per impararne i misteri ed ogni piano ha le sue caratteristiche, i suoi pregi e i suoi difetti, che il restauratore deve imparare a conoscere. E a tal proposito Valentini nota con una punta di rammarico che in Italia “non esiste una vera scuola per restauratori di pianoforti. Per fare dei corsi bisogna andare all’estero: Svizzera, Francia, Olanda, così come non siamo riconosciuti come categoria lavorativa, ma figuriamo all’interno della generica definizione di artigiani”. Poi, dopo essersi fatto le ossa alla Spezia, l’arrivo in Lunigiana verso la fine degli anni ’80 “stavo cercando un luogo tranquillo e allo stesso tempo dove poter avere lo spazio per collocare il mio laboratorio. E mi si è spalancata la possibilità di Mocrone”.

Un posto che all’occorrenza si può trasformare anche in una piccola sala per concerti “sì da qualche tempo abbiamo organizzato alcuni concerti, in un clima raccolto, quasi famigliare. Tutto è nato per caso, quando alcuni amici mi avevano chiesto consigli su dove poter suonare una sorta di prova generale prima del concerto vero e proprio. Gli ho detto “venite da me” e visto che quel primo esperimento ha avuto successo lo abbiamo ripetuto anche altre volte”. Tantissimi nel corso degli anni i pianoforti passati sotto le sue mani (“ah davvero non li saprei enumerare”) e tra le tante tastiere che hanno ricevuto le sue cure, Valentini cita uno strumento volato nell’estremo oriente “un piano a coda bellissimo, acquistato da un facoltoso giapponese. Non lo ha potuto visionare direttamente prima della partenza ma ha mandato a controllare alcune persone, tra cui manager di altissimo livello. Tra questi c’era il presidente della Toyota di Tokio che si trovava in Italia per acquistare delle Ferrari a Maranello”. O ancora uno Steinway degli anni ’70 dell’800 appartenuto a Guglielmo II, ultimo imperatore di Germania “Si trovava nello yacht dell’imperatore, poi arrivato alla Spezia per essere demolito. Era uno strumento bello, imponente e particolare, mi ricordo che mi aveva molto colpito il coperchio della tastiera scolpito a forma di scaglie di pesce”. E all’attività di restauratore Valentini ha affiancato quella di accordatore “sì, è un lavoro non semplice perché bisogna venire incontro alla versatilità interpretativa degli esecutori. C’è chi il suono lo preferisce più aspro, chi più morbido e il bravo accordatore deve saper rispondere alle varie richieste del pianista”. E Valentini, che per anni ha svolto quel ruolo in palcoscenici prestigiosi, come al teatro Carlo Felice di Genova, ha accordato il pianoforte di artisti di caratura internazionale come Martha Argerich, Daniel Baremboim, Andrea Bocelli e tanti altri ancora. Da qualche tempo Valentini ha concluso la sua esperienza lavorativa, ma il legame con il pianoforte resta ancora profondo e continua, quello che era il suo mestiere, per pura passione. Ma anche con la speranza di trasmettere il suo sapere alle giovani generazioni “da qualche tempo c’è un ragazzo, Gabriele Bozzi, a cui sto insegnando l’attività. È un ragazzo preparato, ha già frequentato una scuola di liuteria a Milano, e mi auguro che porti avanti questo mestiere non semplice ma che regala tante soddisfazioni”.
(Riccardo Sordi)



