Il lento passaggio di consegne stagionale dall’estate all’autunno

Almeno per le rigide suddivisioni in trimestri delle stagioni, l’autunno è ormai avviato da due settimane, ma l’estate, di fatto, continua a vivacchiare. Le giornate si accorciano, il caldo è cosa ristretta a poche ore pomeridiane, il fresco guadagna terreno nelle notti e fino a metà mattina. Settembre, finora, ha recato precipitazioni scarse, ad eccezione di qualche area interessata da rovesci e temporali, ‘isole’ non propriamente felici a causa della violenza di certi passaggi perturbati.
Le attese piogge dei giorni 8 e 9, in Lunigiana, si sono risolte con una toccata e fuga all’alba di giovedì scorso e sporadici, deboli piovaschi nella serata di venerdì. Alle prime luci di giovedì 8, in realtà, si era annunciato un bel temporale, limitatosi, però, a interessare con gli apporti più generosi quasi soltanto la media e bassa valle del Taverone (43 mm al Ponterotto di Monti di Licciana) e dispensando poca acqua altrove, ‘da la Siša ai marmi vers al mar’.
La prima decade di settembre, senza aver prodotto un giorno davvero bello (sempre cielo misto) si è conclusa comunque con temperature superiori alla norma attesa per il periodo: a Pontremoli, la media delle minime, delle massime e la media giornaliera si sono attestate superiori ai canoni climatici (1991-2020) rispettivamente di 2,0°C, 2,4°C e 2,2°C.
La seconda decade, al contrario, è partita meglio, con cielo più sgombro e con quei tipici cumuli pomeridiani che non nascondono a lungo il sole e, a sera, non precludono il poter definire ‘serena’ nel complesso la giornata. Uno sbuffo di aria più asciutta sul mezzodì-primo pomeriggio di domenica 11 ha ridonato trasparenza all’atmosfera, ormai prossima a infoscarsi, e ampliato l’escursione termica fra alba e meriggio.
Martedì 13 un altro bel campione di tempo settembrino simil-estivo, probabilmente l’ultimo prima del cambio drastico atteso per la fine della settimana e che viene dettagliato nelle previsioni.
Quanto ad ‘amarcord’ relativi a questo periodo, si può giusto accennare al grave maltempo che si verificò tra il 10 e l’11 settembre 1972, cinquant’anni fa, quando la stagionale autunnale, già a pieno regime, vide uno dei mesi di settembre più freddi e perturbati.
Poco diverso fu il settembre 1976, anch’esso assai fresco e piovoso, e con episodi freddi precoci pure il 1977, benché decisamente meno piovoso degli altri due citati. In tutte e tre i casi, le prime nevicate imbiancarono l’Appennino, fino a quote di 1300-1400 m, con un anticipo straordinario.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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