Quel sangue Rosso Scarlatto che la Lunigiana nasconde

Presentato a Monzone l’ultimo romanzo di Davide Baroni, tra fantasia e storia

“Nicodemo prese una manciata di terra impregnata del sangue di Gesù e la ripose in un calice… Ignorava che il suo gesto avrebbe dato vita alla più grande caccia di tutti i tempi e avrebbe lasciato dietro di sé un’interminabile scia rosso scarlatto”; si legge questo nella pagina iniziale del romanzo Rosso scarlatto di Davide Baroni, scrittore di origine monzonese, ora residente ad Aulla. Dopo il thriller “Exodus. Il segreto di Mosè”, “I figli delle stelle. Le origini”, “La porta d’oro, l’origine dell’immortalità”, “L’Angelo del male. Il risveglio”, da pochi giorni è in libreria questa sua ultima opera letteraria, che sta ottenendo un importante successo, avendo già venduto più di 400 copie.
È stato presentato per la prima volta sabato 10 giugno nella sede teatrale delle Officine T.O.K. di Monzone, alla presenza dell’autore e di un nutrito pubblico. Chi scrive ha tenuto la relazione introduttiva, con la quale è stata evidenziata la ricchezza di chiavi di lettura alle quali si presta il romanzo. Si può, infatti, includere nella letteratura noir, per il mistero che circonda numerose morti, procurate sulla falsariga della filastrocca contenuta in “Dieci piccoli indiani. E non rimase nessuno” di Agatha Christie e motivate dalla ricerca ossessiva dei segreti e della collocazione del Graal.
È, però, anche la grande storia d’amore, per certi aspetti criminale, di Lara, protagonista del romanzo, che, da ospite dell’orfanotrofio diventa una ricca ereditiera, dedita alla beneficenza ed animatrice della cultura lunigianese. Un grande racconto di fantasia, ma anche di storia, perché le investigazioni si svolgono in Lunigiana e ogni luogo visitato viene sinteticamente descritto, attingendo ai testi di riconosciuti storici e studiosi. In questi passi il libro si trasforma in una sorta di guida di piacevole lettura, contribuendo alla conoscenza ed alla scoperta della Lunigiana: il castello di Fosdinovo, castel dell’Aquila di Gragnola, il calice scolpito in una pietra angolare di palazzo Pelli a Monte dei Bianchi, il castellaccio e il bucamon di monte San Giorgio, Monzone Alto, Pulica… per fare qualche esempio. E, poi, anche la storia-leggenda del Volto Santo, le vicende dei Templari.
Una parte significativa del libro è dedicata alla presenza di Dante in Lunigiana e alla Divina Commedia. Baroni esce dalle interpretazioni tradizionali del significato della Commedia, che ci hanno insegnato a scuola, allegorico, letterale, morale, anagogico, per scrivere che “per il Sommo Poeta non erano gli uomini a essersi persi nella selva oscura, ma un’istituzione ben precisa (la Chiesa), rimasta avvinghiata tra le spire di fiere spaventose, che rappresentavano superbia, lussuria, cupidigia”.
E, ancora, una confraternita segreta di cui facevano parte Dante e i poeti del Dolce stil novo e l’invenzione letteraria del libro “Fedeli d’amore” di uno storico americano, “che contiene la vera storia di Dante”. Si può affermare che Baroni ha scritto un libro, come altri suoi, non strutturato in una narrazione basata su un continuum temporale, ma alternando il contemporaneo col passato, affidando al lettore la costruzione del puzzle che riporta il tutto ad unità.
Tanta fantasia, dunque, ma anche tanta storia, supportata da una ricchissima bibliografia, anche di “autori indipendenti”, come li definisce lo scrittore. Si può parlare di una bella e utile lettura, che potrebbe aprire anche un interessante dibattito, e di un ulteriore e significativo passo in avanti nella carriera di scrittore di Davide Baroni.

Andreino Fabiani

Share This Post