Iniziato l’esodo dei medici di famiglia verso la pensione

Il primo è il dott. Paolo Arrighi, ma altri lo imiteranno già nei prossimi mesi

“Nel 2022 in Lunigiana andranno in pensione ben 7 medici di medicina generale e si porrà anche un problema di copertura dei turni nelle Guardie Mediche”: una prospettiva non certo rosea! A spiegarlo, nella recente assemblea della Società della Salute, è stato il presidente Riccardo Varese e alla quale la SdS spera di poter far fronte con il bando aziendale per reperire 6 medici, 4 per la bassa Lunigiana e 2 per l’alta Lunigiana. Tra i medici “di famiglia” in procinto di ritirarsi dall’attività c’è il dott. Paolo Arrighi, coordinatore dei colleghi di “Lunigiana Medica” che a Pontremoli riunisce i camici bianchi nella Casa della Salute di viale Cabrini della quale era responsabile clinico.

Il dottor Paolo Arrighi
Il dottor Paolo Arrighi

Mercoledì scorso, 30 marzo, Arrighi ha infatti terminato il suo percorso lavorativo: una scelta ponderata e volontaria che avrebbe potuto rinviare ancora di un paio d’anni. “Ho iniziato nel 1981 – ci ha spiegato – e avendo tutti i requisiti per la pensione ho scelto di passare la mano: ho tante passioni che mi aspettano e che in questi anni ho in gran parte dovuto trascurare anche se non posso nascondere un po’ di disagio e so già che mi mancherà il rapporto con i pazienti, perché quella con le persone è stata la parte migliore del lavoro”. “Una scelta dettata anche dal periodo che abbiamo vissuto – continua – e che in qualche misura stiamo ancora vivendo: due anni di lotta quotidiana al Covid sono stati davvero molto duri, con il rapporto purtroppo a distanza con i pazienti, decine e a volte centinaia di telefonate al giorno”. Il dott. Arrighi era uno dei medici con il maggior numero di “mutuati”: “ho avvisato tutti – conclude – e circa la metà di loro hanno già scelto un altro medico: per fortuna per il momento almeno a Pontremoli le alternative non mancano anche grazie alla presenza di giovani colleghi”. In ogni caso la Società della Salute invita tutti coloro che erano pazienti del dott. Paolo Arrighi e che ancora non dovessero averlo fatto a provvedere alla scelta di un altro medico di famiglia, possibilmente senza recarsi agli sportelli dell’Asl evitando così affollamenti e utilizzando le altre possibilità “a distanza”, ad iniziare dal sito internet dell’Usl (www.uslnordovest.toscana.it). Ma la pensione del dott. Arrighi è solo la prima della serie e nell’immediato futuro si annuncia una piccola rivoluzione: oltre a lui ci sarà almeno un altro medico che si ritirerà dal servizio entro l’anno e potrebbe non essere il solo. E anche nel resto della Lunigiana quelli da sostituire saranno probabilmente in numero maggiore dei 6 per i quali è stato emesso il bando di ricerca. Una situazione che rischia di complicarsi perché i medici di medicina generale mancano un po’ ovunque e non sarà facile reperirli; non è un caso che in alcune zone, anche nella USL Nord Ovest, sono state già avanzate richieste per aumentare il massimale di pazienti, per passare dagli attuali 1500 a 1800 per ciascun medico. Una proposta che è sul tavolo di valutazione e che porterebbe ad un ancora maggior carico di lavoro e ad un rapporto sempre meno diretto tra medio e paziente.

Paolo Bissoli

In due anni 219 decessi. Ora per convivere con il virus serve attenzione e completare il ciclo vaccinale con la terza dose

Alla Lunigiana il triste primato di morti da Covid-19 in Toscana

Anche in Lunigiana sono tornati a salire i casi di infezione da Covid-19 e nei giorni scorsi l’Assemblea dei Soci della Società della Salute ha fatto il punto di una situazione che, sia pure sotto controllo, necessita ancora di molta attenzione. Perché se da un lato siamo ormai nella fase della “convivenza” con il virus, dall’altro bisogna continuare a tenere comportamenti responsabili per evitare nuove ondate di contagi visto che – è stato detto – “il nemico non è ancora stato sconfitto”. Dunque è necessario indossare correttamente la mascherina nei luoghi chiusi, sui mezzi pubblici e ogni volta che non è possibile mantenere il distanziamento e portare a termine il ciclo vaccinale perché soprattutto la terza dose consente di avere un’arma di difesa in più e di impedire al virus di circolare e, quindi, di mutare. E questo non vale solo per le aree urbane come qualcuno è portato a pensare, ma è un comportamento saggio anche per un’area come la Lunigiana, una delle più colpite da una infezione che ha fatto molte vittime. Qui, nel territorio dei quattordici Comuni lunigianesi, c’è stato infatti il record regionale assoluto di decessi con un tasso di 400 morti ogni 100mila abitanti: in nessun altro comprensorio della Toscana si è arrivati a tanto. Dall’inizio della pandemia, nel marzo 2020, ad oggi sono stati 219 (su una popolazione di circa 52mila residenti) i decessi direttamente attribuiti al Covid-19 (e a questi se ne potrebbero aggiungere altri determinati dalle conseguenze lasciate sul fisico una volta passata l’infezione). Morti verificatesi soprattutto nella prima fase della pandemia quando non erano disponibili i vaccini o quando la campagna di vaccinazione stentava a partire per mancanza di dosi. Un altro dato significativo è infatti quello relativo ai decessi avvenuti in Lunigiana dopo l’inizio della campagna vaccinale: in questo caso si vede che dal dicembre 2020 ad oggi il numero dei morti a causa del Covid-19 è crollato e sono stati 44 in totale. I dati diffusi dalla Società della Salute relativi al periodo tra il 1° e il 18 marzo vedono, in Lunigiana, 901 positivi con un’età media di 44 anni (il paziente più giovane ha 6 mesi, il più anziano 99 anni). Dall’inizio della pandemia i casi di positività nel nostro comprensorio sono stati 12.037 il che significa che, a parte il caso delle reinfezioni, a quasi una persona su quattro è stato diagnosticato il virus. (p.biss.)