Un cuore ben preparato

Domenica 27 febbraio – VIII del Tempo Ordinario
(Sir 27,5-8 – 1Cor 15,54-58 – Lc 6,39-45)

“Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro” e mi vien voglia di affondare le mani nel mio cuore. Come posso trattenermi? Prima Siracide e poi Luca non chiedono altro, di sicuro non chiedono altre parole.
Poche parole, semi infuocate, sapienza orientale, aprire il cuore come zolla assettata di vita è l’unica condizione richiesta. Come fosse terra da semina, sperare di trovare ancora in fondo al cuore quell’energia che preme per sbocciare il primo pianto del nuovo mondo.
Mi vien voglia di mettere le mani al cuore, scendere fino ad arrivare fino in fondo, sperando di trovare zolle che bramano seme, che implorano acqua, che si lasciano penetrare da radici sempre più decise, dolcemente violente.
Mi vien voglia di affondare le mani nel mio cuore per provare a svegliare la nostalgia di vita, per massaggiarne il desiderio, per risvegliarne l’erotico bisogno fisico di generare. Non mi sembra che le letture di oggi chiedano altro.
Non mi sento maestro, sempre meno all’altezza di insegnare, mi piacerebbe avere solo un cuore sempre ben preparato. E sarà come essere maestro, dice Gesù. E sarà come quando nessuno avrà più bisogno di maestri, solo terra e seme e fecondità.
Solo un cuore ben preparato può reggere la semina infuocata di Siracide. Non puoi spiegarle certe frasi sono come stelle cadenti a incidere un cielo di metallo. Puoi solo lasciarti andare e fidarti.
“Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti;
così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti”
Non avere paura mio cuore, non avere paura della vita che scuote, setaccia, non avere paura nemmeno dei rifiuti che rimangono imprigionati nella griglia. Sei tu, sono io. Non avere paura di discutere, non avere paura di sbagliare, non avere più paura dei tuoi difetti. Il maestro non è perfetto, il maestro non è setaccio pulito, il maestro è solo cuore ben preparato, il maestro è vita che lo ha legato alla sua verità. Il maestro non si scandalizza più. Il maestro discute e sorride ai rifiuti che il setaccio trattiene. Non è più tempo di sognare perfezioni, è tempo di praticare l’arte del bacio ai propri difetti.

don Alessandro Deho’