Assegnata la medaglia d’onore a sei militari deportati

Nel giorno della Memoria a Palazzo Ducale a Massa. Tra loro il pontremolese Gervasio Antiga

Il momento della consegna della targa da parte del sindaco di Pontremoli, Jacopo Ferri, alla figlia di Gervasio Antiga, Giovanna
Il momento della consegna della targa da parte del sindaco di Pontremoli, Jacopo Ferri, alla figlia di Gervasio Antiga, Giovanna

Giovedi 27 gennaio scorso, “Giornata della Memoria”, nella sala della Resistenza di Palazzo Ducale a Massa, sede della Provincia, alla presenza del Prefetto di Massa Carrara, dr. Claudio Ventrice e di autorità civili e militari, i Sindaci di Massa, Carrara e Pontremoli, hanno consegnato ai discendenti di sei militari dell’esercito italiano, deportati nei lager tedeschi dopo l’armistizio di Cassibile, la medaglia d’onore alla memoria istituita con Legge 296 del 2006. Una cerimonia composta che ha messo in evidenza la sentita partecipazione dei presenti nel ricordo del sacrifico volontario e consapevole di sei uomini che, di fronte alla scelta della libertà o della prigionia, optarono di restare fedeli al giuramento prestato alla patria, per subirne poi le spietate conseguenze che valsero non meno di 24 mesi di campo di concentramento, di lavori umilianti e di sacrifici indicibili, sopportati nel nome della coerenza e della dignità interiore. Commosso e convinto l’intervento del Prefetto che ha voluto rimarcare il dovere per ognuno di non dimenticare un passato solo apparentemente lontano, ma sempre vivo nella memoria di chi ha dovuto condividere il ricordo delle sofferenze per farne un tesoro personale da trasmettere affinché resti vitale e valga di esempio per evitare che altre tragedie simili si ripetano. Concetto ampiamente emerso dagli interventi dei parenti dei militari che attraverso commoventi ricordi hanno riportato alla luce la dimensione del dramma.

Gervasio Antiga a Markt Pongau
Gervasio Antiga a Markt Pongau

Tra gli insigniti alla memoria, Giuseppe Cappè (1921), Bruno della Pina (1912), Rinaldo Marchi (1921) e Giuseppe Rustighi (1904) di Massa, Slavatore Pilichi (1927) di Carrara ed infine al pontremolese Gervasio Antiga, caporale della 122.a Compagnia Marconisti del 3° Reggimento del Genio. Antiga fu catturato dai tedeschi il 9 settembre 1943 ed è ritornato in Italia, in maniera a dir poco avventurosa, solo il 21 settembre 1945, dopo essere passato per tredici campi di concentramento, alcuni tristemente famosi, dove dovette svolgere le mansioni più disparate, da becchino a muratore, da falegname a minatore, da barbiere a elettricista in centrale elettrica a vapore, da calzolaio a fornaio, lavoro quest’ultimo che esercitò nel paese di Kyritz e che si rivelò essere il momento più rasserenante di tutta la sua vita di prigioniero non solo perché gli permise di non patire la fame, ma di aiutare anche i compagni di prigionia portando loro quanto gli veniva donato. L’esperienza fu così gratificante che, anche dopo la guerra, mantenne rapporti molto stretti con i proprietari del forno, ma il sogno di potere tornare a ringraziarli non si poté realizzare, prima per la presenza della Cortina di ferro e poi per lo stato di salute che rimase comunque precario proprio per le conseguenze della guerra. Per quanto il tempo trascorra impietoso, fortunatamente il senso della tragedia di tante vite sprecate e sciupate inutilmente, certo nel loro momento migliore, non sfuma e resta presente non solo nella memoria, ma anche nel cuore, monito per guardare ad un futuro pieno di speranza che viene dal grido di chi ha sofferto per permetterci di godere di quanto costruito dopo tanta tragedia.