Il crollo della palazzina di Ravanusa, il 13 dicembre 2021, nel quale è morto il prof. Carmina. (Ansa/Ufficio stampa vigili del fuoco)
La notizia è stata ampiamente rilanciata dai media, ma vale la pena di riproporla: si tratta della lettera scritta ai suoi studenti dal prof. Pietro Carmina, insegnante di storia e filosofia in un liceo siciliano, andato in pensione nel 2018 e che proprio in quella occasione ha scritto ai suoi studenti.
La lettera è diventata di attualità perché questo professore è una delle vittime della tragedia avvenuta pochi giorni fa a Ravanusa, con lo scoppio di una conduttura di gas che ha fatto crollare una palazzina e sepolto diverse persone.
Anche il presidente Mattarella ne ha ripreso un passaggio nel suo discorso di fine anno: “Usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha. Non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi. Infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa. Voi non siete il futuro, siete il presente. Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare”.
Nella sua lettera, Pietro Carmina apre un libro dei ricordi comune a tanti insegnanti. Riferendosi ai molti allievi avuti, “di parecchi rammento tutto – scrive – anche i sorrisi, le battute, i gesti di disappunto, il modo di giustificarsi… di altri, molti in verità, solo il viso o il nome. Con alcuni persistono, vivi, rapporti amichevoli, ma il trascorrere del tempo e la lontananza hanno affievolito o interrotto, ahimè, quelli con tantissimi altri”. Da qui il desiderio spesso non confessato per pudore e modestia: “Vorrei che sapeste che una delle mie felicità consiste nel sentirmi ricordato; una delle mie gioie è sapervi affermati nella vita; una delle mie soddisfazioni la coscienza e la consapevolezza di avere tentato di insegnarvi che la vita non è un gratta e vinci”. Sono parole che riassumono il significato profondo del “mestiere” dell’insegnante. Trasmettere conoscenze, certo, ma attraverso queste preparare alla vita.
Questo non significa cedere alla retorica strappalacrime del libro Cuore – pure ricco di buoni insegnamenti – perché l’insegnante deve scontare anche momenti di rabbia, sconfitta, delusione. Così accade – e questo vale anche per i genitori – quando si capisce che non è possibile trascinare a forza qualcuno su vie che, pure, porterebbero a mete di sicuro valore. Alla fine la scelta è personale, l’educatore può solo provare a fornire la preparazione necessaria al discernimento.
Lo riconosce anche Pietro Carmina in chiusura di lettera: “Io ho fatto, o meglio, ho cercato di fare la mia parte, ora tocca a voi… Buon viaggio”.