Kazakistan in rivolta per gli aumenti

I vescovi: “Preghiamo per le vittime e perché i problemi si risolvano”

Una veduta di Nur-Sultan, capitale del Kazakistan

Le manifestazioni erano cominciate la settimana scorsa, alimentate, si diceva, da una crisi già in atto. Su quella politica, legata alle faide che hanno portato al potere l’attuale presidente Kassym-Zhomart Tokayev, dal 2 gennaio si era innestata, infatti, un’ondata di proteste per l’aumento del costo del gas, in un Paese che è tra i maggiori detentori di grandi riserve di giacimenti energetici naturali. Dura la reazione di Tokayev: stato di emergenza, coprifuoco, oscuramento di internet, richiesta di aiuto all’alleato Putin (senza dimenticare l’amicizia con la Cina) e, soprattutto, ordine di sparare contro i rivoltosi per disperdere le manifestazioni.
Da parte loro, i fautori della protesta hanno compiuto assalti contro edifici pubblici e forze di polizia. I manifestanti sono stati bollati come “terroristi” dal presidente, che ha parlato di estremisti manovrati da potenze straniere interessate a mettere in difficoltà la stabilità politica del Paese.
Nei giorni successivi, migliaia di persone sono state arrestate e si è parlato di centinaia di vittime o feriti gravi tra i civili; diverse decine di agenti sono rimasti feriti o uccisi. Impossibile avere cifre precise, visto il blocco quasi totale delle informazioni e l’impossibilità di usare internet. Un grosso contributo al tentativo di normalizzazione è giunto da parte di Mosca, che ha inviato truppe speciali nell’ambito del Trattato per la sicurezza collettiva esistente tra sei ex repubbliche sovietiche, Russia in testa.
Difficile capire a chi convenga la destabilizzazione del Paese e se si tratti di proteste pilotate dall’estero o se la rabbia nasca “solo” da una ingiusta distribuzione delle ricchezze. Certo è che l’equilibrio tra le diverse etnie e religioni è molto delicato e che le immense risorse del Kazakistan fanno gola a molti.
Mons. Adelio Dell’Oro, vescovo di Karaganda, in una dichiarazione al Sir nel giorno in cui in Kazakistan è stata decretata una giornata di lutto nazionale, ha ricordato che “la vita di ogni singolo uomo è più preziosa del mondo intero. Per questo siamo addolorati da tanta violenza e dal non rispetto della vita umana. Preghiamo per le vittime e per coloro che soffrono tutte le conseguenze di ciò che è accaduto”.
“Desidero assicurare – ha aggiunto – che anche la comunità della Chiesa cattolica di questo Paese partecipa e condivide il dolore di tutto il popolo per tutte le persone che sono morte nei disordini dei giorni scorsi, per i numerosi feriti e per tutti i loro familiari… Noi preghiamo perché i problemi, che pur esistono, si possano risolvere pacificamente, perché la violenza e le rivoluzioni non hanno mai creato una società e un mondo nuovi. Affidiamoci all’intercessione della Madonna perché i problemi si risolvano con un vero dialogo, nella pace e nella giustizia per il bene comune”.

Share This Post