Anche quest’anno i falò devono cedere alla pandemia

Il 17 e il 31 gennaio, sulla Magra e sul Verde saranno bruciate solo pire simboliche

Immagine del falò di San Nicolò del 2020 (foto Walter Massari)
Immagine del falò di San Nicolò del 2020 (foto Walter Massari)

Riusciranno in “nostri eroi” a superare indenni la violenta tempesta con la quale la pandemia sta facendo piazza pulita di abitudini e tradizioni consolidate nel tempo? Sospese le sagre paesane, le cene di gruppi e associazioni; in grossa difficoltà le iniziative culturali in presenza; sparita o ridotta al minimo la frequentazione tra amici. Tutto ciò ha contribuito al rallentamento di una vita sociale che teneva vivo il senso di appartenenza ad una comunità. È un rischio che anche i “nostri eroi” corrono. Intanto chiariamo che stiamo parlando dei “fuochisti” di S. Nicolò e di S. Geminiano (citati nell’ordine dettato dal calendario) e, di conseguenza, della tradizione dei falò cittadini del 17 e 31 gennaio. Appuntamenti tenuti vivi grazie all’impegno di due squadre composte da uomini più o meno giovani che nel corso dell’anno dedicano parte del loro tempo libero alla preparazione dei “bochi” che andranno a formare la pira destinata a bruciare nelle due serate sopra ricordate. Questo è il secondo anno consecutivo che rimarrà orfano della disfida tra i due rioni e si tratta di un bilancio pesante.

Domenico Bertoli, in rappresentanza della parte del “Vaticano”, chiarisce subito che il vero falò del 17 gennaio non ci sarà, data l’impossibilità di organizzare eventi che possano creare assembramenti di persone. “Eravamo partiti con entusiasmo e avevamo già una buona riserva di materiale, poi le notizie sulla pandemia delle ultime settimane hanno bloccato ogni buona intenzione”. Il massimo che si può prospettare è quello di “bruciare una pira simbolica, senza fare pubblicità all’evento, giusto per mantenere il legame con la tradizione”. Si può capire con facilità come questi arresti forzati vadano ad incidere sulla tenuta del gruppo, anche se Bertoli afferma che “in realtà la voglia di continuare ci sarebbe; a venir meno è la convivialità, lo stare insieme senza restrizioni né paure per alimentare l’appartenenza”. Per il momento possono bastare i ricordi di anni spensierati e la speranza di un ritorno a quelle situazioni, ma non si sa per quanto tutto ciò possa reggere.

L'accensione del falò San Geminiano nel 2019 (foto Walter Massari)
L’accensione del falò San Geminiano nel 2019 (foto Walter Massari)

Di parere simile è Danilo Berton, rappresentante di S. Geminiano: “Il gruppo finora sta tenendo; un po’ più complicato è tenere compatti i giovani che, come è logico, sono più facilmente distratti da altri interessi”. Comunque, la raccolta dei “bochi” è valutata buona anche da Berton, sia pure limitata dallo stop delle ultime settimane. “È nostra intenzione rispettare il tradizionale appuntamento del 31 ma in forma ridotta e senza attivare tutto l’apparato che abitualmente accompagna i giorni che precedono il falò”. A complicare il tutto c’è anche la perdita economica legata alla soppressione dei due eventi. Berton e Bertoli concordano: “Le casse sono in sofferenza, data l’impossibilità di disporre gazebo e programmare altre iniziative per la raccolta di offerte”. Un problema non da poco perché l’organizzazione dei falò qualche spesa la comporta e in queste condizioni è difficile riuscire a rimpinguare le casse. a.r.

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