Gli uomini con vari riti da sempre si prendono cura dei defunti

Siamo diventati civili quando ci siamo dati le istituzioni fondamentali di religione, tribunali, matrimonio e sepoltura dei morti. La cura dei propri defunti è un mezzo per attenuare il dolore del distacco attraverso atti rituali che tengono vivo un legame. Le nuove istruzioni della Chiesa sulla cremazione

Dice il vero il Foscolo nel carme “Dei sepolcri”: gli uomini, da uno “status” di “umane belve”sono diventati civili quando si sono dati le istituzioni fondamentali di religione, tribunali, matrimonio e sepoltura dei morti. Presso tutte le popolazioni del mondo sono maturate culture che con vari riti tengono viva la memoria dei defunti e fanno oggetto di culto il corpo e la sua dimora. Il morire dell’uomo comporta una riflessione di impostazione religiosa; non ci sono vie di mezzo: o si passa a nuova vita o si va nel nulla. Dall’uomo di Neanderthal 150mila anni fa a tutti i tempi della storia dell’homo sapiens si sono celebrati riti funerari: la sepoltura, la cremazione, l’imbalsamazione del corpo.
La cura dei propri defunti è un mezzo per attenuare il dolore del distacco attraverso atti rituali (pianto funebre, lutto, ornamento della tomba, preghiere) che tengono vivo un legame. In alcune culture la sepoltura è un rito magico per confinare il morto in un luogo preciso e impedirgli che torni in forma di ombra o fantasma a turbare l’esistenza dei vivi. Altri popoli considerano i morti come esseri semidivini e protettori della famiglia e della comunità: così sono i Penati per gli antichi greci e i Lari per i romani, le ceneri venivano conservate in un tempietto domestico.
Prima ancora del cristianesimo nell’area mesopotamica e mediterranea i riti funebri rivelano fede nell’esistenza di una seconda vita in un aldilà misterioso ed eterno, la tomba viene ornata con cibo, gioielli e oggetti utili per la nuova vita, la massima preziosità era nel corredo funebre dei faraoni egizi. Nel territorio della Lunigiana abitata dai Liguri Apuani non si sono fatti molti scavi archeologici. Si sono trovate poche “tombe a cassetta” costruite con lastre di pietra che danno l’identità uniforme delle necropoli a incinerazione dei Liguri, deducibile dai reperti trovati a Genicciola in val di Vara, a Melara nell’immediata periferia della Spezia e in alta Lunigiana è stata rinvenuta un’urna di corredo funebre presso il valico di Pradalinara unica superstite dalla distruzione provocata dai lavori di apertura della strada tra Arzelato e Rossano di Zeri.
Di usi funebri liguri in val di Magra, a Torrano, Filattiera e Pontremoli si occupò Manfredo Giuliani mettendo in evidenza che non hanno alcun rapporto con quelli diffusi dopo la conquista romana. La religione cristiana ha rivoluzionato il sepolcro in conformità alla visione trascendente della vita.
Ancora confessiamo nella Messa il Credo del concilio di Nicea del 325 che afferma la resurrezione dei morti e la vita che verrà, la Chiesa ha sempre preferito l’inumazione in luogo consacrato chiamato cimitero (dormitorio) perché è la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella resurrezione. I sepolcri cristiani sono testimonianza della fede e delle opere del defunto salvato dalla Croce di Cristo, simboli sono la luce e i fiori, che ornano anche le tombe degli umili.

C’era un tempo in cui si nasceva e si moriva nella propria casa

Da un po’ di anni non si nasce e non si muore più in casa, ma in ospedale o case di assistenza sanitaria, sempre meno nel proprio letto si compiono gli eventi supremi dell’esistenza. Non passi per un aneddoto ricordare che nel corredo una sposa portava almeno un paio di lenzuola di lino ricamate a mano per far bello il letto nelle visite di parenti e amici per rallegrarsi dopo il parto o per dare dignitoso ornamento al letto funebre nelle visite di partecipazione al lutto.
La preghiera del Rosario a suffragio si faceva in casa del defunto, a volte anche per tre coroncine, nei nostri paesi radunava tutti insieme in un’atmosfera di solidarietà che dava conforto di vicinanza. Per un tempo abbastanza lungo gli stretti familiari vestivano a lutto, gli uomini con una fascia nera su una manica, le donne in nero totale, le calze nere, ora di moda, erano indossate solo per lutto, nessuna festa.
La famiglia gestiva anche tutte le incombenze per il funerale, che ora compiono in prevalenza agenzie di onoranze funebri che agiscono professionalmente con un loro mercato, ma gli spazi allestiti negli obitori ospedalieri sono a volte veramente desolanti. Nella condizione esistenziale della società dei consumi, la morte è realtà esorcizzata, è tenuta lontana, si cerca di non parlarne e di non vederla, soprattutto è sottratta allo sguardo dei bambini.
Non è per indifferenza o attenuazione del dolore, ma i riti funerari sono andati cambiando insieme al modificarsi degli stili di vita, dei sistemi sanitari, delle abitazioni, delle condizioni di lavoro. Nell’emergenza della pandemia dopo la Messa funebre è stato sospeso il trasporto al cimitero, ultimo saluto di una comunità alla persona, di necessità questo avviene sempre quando è stata scelta la cremazione.

Nel culto dei morti, forse inevitabilmente, si sono però conservate le distinzioni sociali, i ricchi e i potenti venivano sepolti dentro le chiese con monumenti artistici anche di grande valore, i poveri attorno alle chiese, fino al 1804 quando un editto napoleonico ancora in vigore dispose la costruzione dei cimiteri in aree periferiche dove tutti (tranne papi e vescovi) devono essere sepolti.
Oggi si è molto diffusa la cremazione; nel 1963 la Congregazione per la Dottrina della Fede disse che “non è di per sé contraria alla religione cristiana”, il codice di diritto canonico e il nuovo Catechismo lo confermarono nel 1983. Le nuove istruzioni del 2016 proibiscono che le ceneri siano tenute in casa o disperse in qualsiasi modo o luogo “per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista”. La scelta della cremazione “non tocca l’anima e non impedisce all’Onnipotenza divina di risuscitare il corpo”. Deve essere fatta per volontà dichiarata in vita o ragionevolmente presunta tale e non si possono addurre ragioni igieniche, sociali o economiche. Nel caso che il defunto avesse disposto la cremazione “per ragioni contrarie alla fede cristiana” si devono negare le esequie a norma del diritto”.

Maria Luisa Simoncelli

Share This Post