I soprannomi di Filattiera e dintorni

Una vera e propria anagrafe parallela nel libro di Pietro Leoncini sulle identità delle famiglie del territorio

Lo spazio in cui ci muoviamo e che contribuiamo attivamente a costruire è fatto di nomi: quando parliamo, noi nominiamo, descriviamo e cataloghiamo ogni cosa che ci circonda. L’atto di attribuire nomi è innato, è proprio dell’essere umano ed è profondamente influenzato dalla cultura popolare. Il soprannome è il fenomeno più emblematico e creativo tra le diverse forme del nominare e nient’altro è se non il riflesso delle caratteristiche fisiche, delle abitudini, del mestiere e della provenienza geografica del soggetto e della famiglia del soggetto a cui fa riferimento.
Concetti che sono bene evidenziati dal saggio “Soprannomi delle Famiglie di Filattiera e frazioni limitrofe” (edizioni il Fiorino di Modena) frutto della ricerca realizzata da Pietro Leoncini che da anni si sta adoperando in una costante indagine relativa alla storia del suo paese, ovvero Filattiera. E questa opera è particolarmente importante e significativa come si evince anche dal sottotitolo del saggio “un’anagrafe parallela da non dimenticare”.
Perché quella che fino a pochi decenni fa era un’abitudine consolidata (che serviva soprattutto per identificare le diverse famiglie che portavano lo stesso cognome pur non facendo parte dello stesso nucleo familiare o non avendo comunque stretti rapporti di parentela) è ormai una pratica in disuso e tanti “nomi” che hanno caratterizzato le famiglie di Filattiera rischiano di perdersi per sempre nell’oblio. È interessante, quindi, ricostruire con le parole di Leoncini, la storia delle famiglie della parrocchia di Filattiera attraverso quelle identità personali che possono essere ricomposte solo attraverso i soprannomi.
La ricerca di Leoncini si è sviluppata in particolare su due grandi guide: da un lato con la consultazione dei registri parrocchiali compilati tra otto e novecento, con la fortuna che qualche parroco “illuminato” ha affiancato al nome ufficiale anche il soprannome famigliare rendendo così possibile l’attribuzione; e dall’altro con la consultazione di fonti orali, quindi con un confronto diretto di chi tramanda ancora i soprannomi famigliari. Ne viene quindi fuori un quadro variopinto, in cui si uniscono diversi modi di identificare una famiglia: mettendo in risalto le caratteristiche fisiche (spesso con modalità scherzose o ironiche, come Carlon, Carlin, i Guersi, i Bafon… ecc), o indicandone il luogo di provenienza (Debia, Matana, Piagnarin, ecc.) o ancora mettendo in luce i tratti del carattere. Molto spesso i soprannomi erano legati ad una figura specifica, una sorta di capofamiglia (Andrein, Luigin, Eugeni ecc) da cui deriva poi il nomignolo che sarebbero rimasto attaccato a tutti i componenti della famiglia. E chiaramente, visto che stiamo parlando di un contesto rurale, molti soprannomi hanno un legame diretto con il lavoro nei campi, con i prodotti della terra e della tradizione enogastronomica (Patacca, Sucari, Patona ecc). Ma le genesi dei soprannomi sono le più disparate e non sempre è facile comprenderne le origini.
Quel che è fuori di dubbio è che rappresentassero il nome “vero” per il paese. Per questo il lavoro di Leoncini ha un valore che va al di là di quello di un semplice elenco, ma si tratta di una complessa analisi delle varie tipologie di soprannomi, così come distribuite sul territorio della parrocchia di Filattiera, per ricostruire attraverso ad essi la storia di una comunità. (r.s.)