Se la Germania si scopre un po’ simile all’Italia

Dopo 16 anni Angela Merkel lascia la guida della Germania. Una contrattazione difficile, durata mesi, nell’ultima legislatura, l’aveva portata a formare un governo di larga coalizione mettendo insieme Cdu/Csu, il partito centrista conservatore, con il socialdemocratico Spd.
Lo scenario uscito dalle elezioni del 26 settembre è ancora più confuso. Per la prima volta i due partiti di maggioranza non raggiungono il 30% dei voti e per la prima volta si dovrà ricorrere alla partecipazione dei partiti minori per formare un governo che sulla carta è possibile in varie versioni. L’esito delle elezioni ha sancito, dopo varie legislature, la vittoria del Spd con il 25,7% contro il 24,1% del blocco dell’Unione (Cdu/Csu). Seguono i Verdi ambientalisti col 14,8% e i Liberali dell’Fdp con l’11,5%. La formazione di estrema destra AfD si ferma al 10,3% e i comunisti della Linke al 4,9%: queste due formazione sono sicuramente fuori dai giochi di governo.
Ma per il resto si prospettano tre possibilità di alleanze definite con nomi variopinti visto che questa volta i partiti che formano l’attuale governo della “Grande coalizione” non hanno i numeri. Semaforo, Kenia, Giamaica a seconda dei coloro dei partiti che formano la possibile alleanza di governo. Semaforo è la possibile coalizione tra socialdemocratici, liberali e verdi; Kenia il blocco conservatore, con socialdemocratici e verdi; Giamaica conservatori, liberali e verdi. La maggioranza assoluta al Bundestag è fissata a quota 368 seggi e tutte e tre queste coalizioni avrebbero i numeri di sicurezza. Solo che tra di loro non sono mai andate d’accordo. Anche la Germania dovrà fare l’esperienza della difficoltà di governare come capita in Italia e in altre parti del mondo quando al tavolo del governo ci sono vari contendenti con programmi spesso divergenti. Il candidato socialdemocratico Olaf Scholz ha immediatamente rivendicato il diritto alla cancelleria in quanto il risultato elettorale “è un mandato molto chiaro”.
Da parte sua Laschet (Cdu/Csu), consapevole della batosta ricevuta (ha perso il 9% dei voti) non rivendica la cancelleria ma si dichiara disponibile nel caso di un fallimento dei socialdemocratici. Intanto sono già iniziate le manovre delle seconde linee. Il capo dei liberali, Lindner, ha auspicato “che i partiti che avevano lottato contro lo status quo (il governo Merkel) per prima cosa parlino assieme”. I verdi, per bocca della leader Baerbock non rifiuta: “È più che sensato che partiti anche distanti parlino tra di loro”.
Prove di dialogo che indicano la volontà di governare, ma non a tutti i costi. Non sarà una trattativa semplice: i conservatori hanno più affinità con i liberali e i socialdemocratici con i verdi. E liberali e verdi hanno contrasti non indifferenti soprattutto circa la gestione dell’ambiente e la questione del carbone. Si prospetta un autunno molto caldo per la Germania, ma anche per l’Europa che potrebbe vedere cambiare qualche equilibrio.

Giovanni Barbieri

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