Green Pass a scuola: “Norma di buon senso per ripartire in sicurezza”

Il parere di Virginia Kaladich, presidente nazionale Fidae

Entro due settimane sarà ripartita in tutta Italia, fra timori e speranze, la scuola in presenza al 100%; con una grande novità: l’obbligatorietà del green pass per tutto il personale, il cui mancato rispetto sarà considerato assenza ingiustificata e, a decorrere dal quinto giorno di assenza, implica la sospensione del rapporto di lavoro e dello stipendio.
In attesa della piattaforma per i controlli del certificato, su cui stanno lavorando i ministeri dell’Istruzione e della Sanità e il Garante della privacy, si è espressa con una intervista al Sir Virginia Kaladich, presidente nazionale Fidae (Federazione istituti di attività educative), all’indomani della conclusione del Consiglio nazionale dell’organismo (Trento, 27-30 agosto) che ha approvato un Manifesto con alcune linee di lavoro per la scuola del futuro. “Vogliamo ripartire con nuovo slancio, nonostante le difficoltà del tempo presente, anche in relazione a una non sempre reale comprensione della legge della parità – afferma Kaladich – e lo faremo con una grande attenzione a quelle che noi chiamiamo le 3 P: patto globale, progettare insieme il futuro, prendersi cura”. La scuola, sostiene, dovrebbe essere un ‘luogo di felicità’. “Sono d’accordo sul green pass obbligatorio perché il momento che stiamo attraversando è molto delicato e non vorrei che tutti gli sforzi fatti risultassero vani”.
Quella introdotta infatti “mi sembra una norma di buon senso visto che i ragazzi passano fino a 40 ore a settimana sui banchi. Bisogna anzitutto garantire piena sicurezza, e anche serenità alle famiglie”. Rispetto alla non obbligatorietà sui mezzi di trasporto locali “È chiaro che qualcosa sul fronte trasporti scolastici andrà cambiato – precisa – e anche qui basterebbero norme di buon senso come la riduzione dei posti occupabili, ma occorre lavorare tutti insieme: associazioni, dirigenti, famiglie e istituzioni, in modo da trovare soluzioni veramente praticabili rispetto ad un territorio dove il trasporto pubblico è gestito dalle Regioni o dai Comuni. Se un’amministrazione comunale non ha i fondi per implementare il servizio di trasporto scolastico con altri bus, bisognerà pensare di nuovo ad un’entrata scaglionata. Ho letto che si sta pensando anche a introdurre dei controllori che, oltre al biglietto, verifichino la temperatura, e anche questo mi trova assolutamente d’accordo”.
E sul tema che in questi due anni la scuola è cambiata la presidente Fidae è netta: “Noi ripeteremo finché dovremo fare i conti con l’emergenza Covid che ‘peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi’ come ci ha detto Papa Francesco. Abbiamo capito che educare, oggi più che mai, significa prendersi cura dell’altro, trasmettergli delle conoscenze e quindi renderlo pronto per affrontare le sfide che la vita gli metterà davanti. I docenti e tutto il personale scolastico si sono trovati a dover affrontare sfide nuove: il linguaggio dei giovani è condizionato da smartphone, tablet e pc e noi che ci troviamo dall’altra parte abbiamo dovuto adattarci a questo ed è stato un bene perché, nonostante molte nostre scuole avessero iniziato percorsi con lezioni innovative, è certo che ora abbiamo tutti acquisito un bagaglio di conoscenze che ci tornerà utile. Anche questo significa cura, accompagnamento, relazione”. (GPT – SIR)