Libertà di licenziamenti e diritto al lavoro

Un futuro vicino mostrerà gli effetti dello sblocco dei licenziamenti adottato dal Governo dopo l’ennesima mediazione nella “cabina di regia”, il vero tavolo attorno al quale si decide il destino delle proposte dell’esecutivo. Non è stato diverso per il “divieto a licenziare”, deciso lo scorso anno dal Governo Conte2 per evitare che l’emergenza sanitaria si trasformasse in emergenza sociale.
L’ultima proroga scadeva il 30 giugno e solo alla vigilia è stata presa una decisione che farà sentire i suoi effetti subito dopo l’estate. Da un lato gran parte della maggioranza aveva una posizione più morbida, dall’altro il ritorno ad una più ampia libertà di licenziare era sostenuta soprattutto da Lega e Italia Viva. Alla fine il compromesso di lunedì pomeriggio ha sancito la proroga fino a tutto il mese di ottobre del divieto di licenziare per il settore tessile e quelli collegati, come moda e calzaturiero; di conseguenza, queste imprese avrannno altre 17 settimane di cassa integrazione. Per tutti gli altri settori il divieto è finito: per mitigare gli effetti il Governo offre alle imprese 13 settimane di cassa integrazione purché tengano i dipendenti in organico.
Dunque fino a tutto il mese di settembre, almeno in teoria, gli imprenditori potrebbero evitare di mandare a casa i dipendenti ritenuti in esubero. È evidente che il panorama della crisi sociale ed economica italiana si colora di così tante sfumature da rendere difficile prevedere le scelte e misurarne le conseguenze, ma è altrettanto chiaro che a vedere il proprio immediato futuro a rischio sono centinaia di migliaia di famiglie, già ora spesso in condizione di disagio.
Mai come quest’anno, dunque, l’autunno si preannuncia caldo: quella stagione iniziata con le manifestazioni degli operai nel 1969 potrebbe replicarsi, trasformandosi in grave confliltto sociale se il Governo non dovesse far partire, davvero e subito, quel Piano Nazionale di Ripresa per il quale avremo a disposizione anche i 196 miliardi di euro in arrivo dall’Europa.
Una valanga di denaro che deve avere effetti positivi sull’intero tessuto sociale, per evitare che ancora una volta ci siano enormi benefici per chi già è ricco e poche briciole per chi già ora sopravvive. Da più parti si è detto che l’approvazione del Piano da parte della Commissione Europea fosse legata anche dalla fine del divieto di licenziare: se Draghi aveva dato la sua parola che questo sarebbe accaduto bisogna dire che l’ha mantenuta.
Ora la maggioranza degli italiani si aspetta che la ripresa ci sia e che tutti facciano la propria parte; perché, a quanto pare, nei conti correnti bancari delle imprese italiane sono immobilizzati 400 miliardi di euro, una novantina dei quali depositati durante i mesi di emergenza sanitaria che per alcuni sono stati dunque opportunità di ulteriore arricchimento. Una liquidità enorme che tuttavia, se non dovesse essere investita, non contribuirà al rilancio e allo sviluppo del Paese.

Paolo Bissoli

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