Il 27 giugno si è celebrata la Giornata per la Carità del Papa. “Un modo semplice per prenderci cura degli altri”
Partecipare attivamente alla Giornata per la Carità del Papa è “una questione di cuore: che si dilata, che accelera la sua corsa per sostenere uno sforzo, che porta linfa fino alle periferie, che irrora e diffonde calore”: lo ha scritto mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, nella lettera inviata in tutte le parrocchie per il tradizionale appuntamento del 27 giugno, tornato alla sua collocazione abituale dopo lo spostamento di data dell’anno scorso legato all’evoluzione della pandemia. “Un modo semplice per prenderci cura degli altri, proprio come accadeva nella Chiesa primitiva, e per far sì che i nostri cuori battano all’unisono – prosegue Russo – in questo anno segnato dal dolore e dal lutto, il cuore del Papa ha restituito una speranza a persone stanche e debilitate dagli affanni e dall’incertezza: a Roma, in Italia e negli angoli più lontani del mondo, in quelli nascosti e spesso dimenticati”. La Santa Sede ha inoltre deciso di offrire un importante sostegno all’Ifad, l’agenzia delle Nazioni Unite che lavora a fianco dei più poveri con un finanziamento di 25 mila dollari che si è impegnata a donare per le attività dell’agenzia dell’Onu che combatte la fame e la povertà in tutto il mondo. Un capitolo a parte è quello dei progetti che, grazie alle donazioni all’Obolo e alle altre raccolte, è possibile realizzare per esprimere in modo diretto e tangibile la vicinanza e l’aiuto di Papa Francesco a tante persone che soffrono in tutto il mondo a causa della pandemia di Covid-19. Le diverse istituzioni che aiutano il Papa nella sua opera caritativa hanno fatto arrivare assistenza umanitaria e sanitaria nelle zone più duramente provate a causa del virus o con meno mezzi per combatterlo.



