Usi  e costumi di  Pasqua in Lunigiana

Presentati  a Fivizzano da Riccardo Boggi 

Cristo in pietà, marmo. Montedivalli, pieve di Sant’Andrea.

La data di Pasqua è mobile,  veniva annunciata all’Epifania: è la prima domenica dopo il plenilunio di marzo; è così dal  Concilio di Nicea del 325. Mobile è anche la data del mercoledì delle Ceneri  che inizia la Quaresima, i  40 giorni di preparazione alla festa della Resurrezione. Riccardo Boggi, nei giovedì culturali a Fivizzano, ha sottolineato che usi e costumi della Pasqua cristiana hanno riferimenti  a tradizioni  e simboli precedenti, anche universali, relativi al risveglio della natura, al tempo nuovo e luminoso della primavera dopo le brume invernali. Le penitenze quaresimali, i  digiuni e le astinenze un  tempo erano praticate e anche controllate, diventava necessario  un giorno di alleggerimento, il giovedì grasso di metà Quaresima. In Lunigiana i bambini costruivano  un fantoccio di vecchia (la solita misoginia!), lo portavano in giro con questua di dolciumi poi spartiti fra di loro prima di bruciarlo. Unico reperto superstite, dal paese di Vecchietto, è conservato al Museo etnografico  a Villafranca.

Nella domenica  delle palme abbiamo portato  in mano ramoscelli d’olivo e foglie di palma benedetti:  il richiamo evangelico è all’ingresso di Gesù a  Gerusalemme accolto con gli osanna che si tramuteranno presto in ”crucifige”: la palma è la gloria dei martiri in Paradiso, l’olivo la pace dopo il diluvio biblico. Era uso portare a benedire anche  un canestrello dolce. 
Per la deposizione dell’ostia consacrata nel “sepolcro” ogni paese preparava vasi  in cui era seminato grano fatto crescere al buio quindi  i germogli erano giallastri. Sempre meno praticata è la visita penitenziale a sette sepolcri, in chiese diverse o entrando e uscendo dalla stessa. A Pontremoli due immagini degli apparati sepolcrali sono il Cristo deposto  nella chiesa della Misericordia  e il Cristo al Calvario, statua lignea portata nel 1687 in S. Geminiano. Nel  Venerdì santo c’erano processioni,  “l’ufficio delle tenebre”: spente tutte le candele, un gran rumore era fatto con le garganelle o sgricioli “per battere Pilato” che aveva condannato Gesù. Un gran fracasso si faceva con petardi  sotto la locomotiva della ferrovia Aulla-Lucca.    
I simboli pasquali sono stati tutti ricordati, le uova, l’acqua, il fuoco, la colomba, l’agnello, la  luce, le campane nel segno  della rinascita, del lavacro di purificazione. La liturgia prepara alla Pasqua :  l’Eucarestia dell’Ultima  Cena, la lavanda dei piedi, la consacrazione degli oli santi.  Le campane di tutte le chiese erano legate nel batacchio per il lutto e tornavano a squillare a mezzogiorno del sabato, le persone si lavavano viso e mani. I bambini giocavano “ a coccetto” con uova sode colorate: ne fa sorridente memoria Bruno Necchi  nel libro ”la Crësa.”  
Nelle nostre tradizioni la Pasqua è richiamata nel Cantamaggio (uno lo  compose Loris Jacopo Bononi), immagine di Cristo alla colonna è stata trovata in una tomba ad Aulla, nel reliquiario degli Agostiniani  a Fivizzano, bellissima a Montedivalli.        
(m.l.s.)

Condividi