Può un virus cambiare la scuola? Il libro di Francesco Tonucci

“Può un virus cambiare la scuola?”; probabilmente sì, tutti speriamo in meglio: se lo augura il prof. Francesco Tonucci con un libro nel quale propone la domanda nel titolo e offre, nel testo, la risposta. Nato a Fano, residente a Roma, Tonucci trascorre lunghi periodi a Cervara, il paese scoperto negli anni Sessanta e dove ha trovato l’amore, ristrutturato un paio di case, organizzato luoghi del cuore e del pensiero, occasioni di incontro e di lavoro. Forse mai come in questa lunga stagione della pandemia: non solo l’estate a Cervara, dunque, ma anche l’autunno, l’inverno e probabilmente la primavera.
Grazie alla connessione veloce disponibile nel paese della valle del Verde, l’ideatore della Città dei Bambini (felice esperienza che festeggia i suoi primi 30 anni visto che Tonucci l’ha ideata a Fano nel 1991 per poi esportarla in tutto il mondo) tiene conferenze con numerosi Paesi. Il libro nasce proprio dai contenuti di questi incontri che, dal febbraio dello scorso anno, non potevano che essere incentrati soprattutto sugli effetti della pandemia sulla nostra società e le ricadute sul mondo della Scuola.
“Può un virus cambiare la scuola?” è stato presentato nel pomeriggio di giovedì 28 gennaio su una piattaforma multimediale, occasione promossa dal Comune di Pontremoli e dall’Uciim e nella quale l’autore ha offerto spunti di riflessione e “ricette” per progettare un futuro diverso per la scuola e quindi per l’intera società. Introdotto dalla sindaca Lucia Baracchini e dal prof. Pierangelo Coltelli di Uciim, Tonucci ha spiegato come il libro sia nato dall’insistenza “dei miei editori, quello spagnolo prima, quelli italiano e argentino subito dopo. Ne è uscito un racconto fatto di contatti, conferenze e interviste iniziate nel 2020 e che ancora continuano”.
Premesso che non ci si deve concentrare sul recupero a tutti i costi di quanto è stato perso con la didattica a distanza e che le idee espresse dai bambini devono essere ascoltate sempre, Tonucci elenca cinque punti per una riapertura della Scuola che sia adeguata all’emergenza sanitaria ma anche a come dovrebbe essere e ancora non è. Il tutto tenendo sempre presente che sono due i filoni che si incrociano: la città e la scuola, dunque il rapporto tra questa e l’ambiente, le istituzioni, le persone.
Quali sono i cinque punti?
Il primo chiede alla città di offrire alla Scuola spazi, ma non “vuoti” bensì “pieni” di contenuti, luoghi dove vivere esperienze educative da portare poi a scuola nella visione di un progetto educativo integrato.
Il secondo arriva dalla felice esperienza della Città dei Bambini: facciamo in modo che questi vadano a scuola da soli, diminuendo così gli assembramenti e facendo loro un grande favore perché ne trarranno grande beneficio.
Il terzo punto è far sì che strade e piazze adiacenti alla scuola siano chiuse al traffico e riconosciute come spazi dove essa allarghi la propria area, dove uscire per l’intervallo, la ginnastica o per le lezioni.
Il quarto vuole una scuola per gli alunni e non alunni per la scuola, con la piena applicazione di quanto previsto dall’art. 3 della Costituzione, con la rimozione degli ostacoli che impediscono l’uguaglianza tra i cittadini: “la scuola è uno dei più potenti strumenti a disposizione per farlo”. Pubblica, obbligatoria e gratuita per tutti così da garantire l’uguaglianza favorendo lo sviluppo della personalità, delle facoltà e attitudini in tutte le loro potenzialità.
Il quinto punto prevede, infine, che i bambini siano protagonisti della loro formazione educativa: in ogni scuola un consiglio degli alunni che periodicamente incontri il dirigente per monitorare la situazione.
“Non possiamo pensare che tutto torni come prima – ha concluso Tonucci – o che noi possiamo tornare a fare quello che facevamo prima. Dobbiamo cambiare e se proviamo ad applicare queste cinque proposte possiamo realizzare davvero qualche cosa di buono!”

Paolo Bissoli

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