Astolfo Malinverno, bibliotecario e addetto cimiteriale

02libroTre o quattro anni fa ho avuto l’onore ed il piacere di presentare in quel di Sarzana uno scrittore, Domenico Dara, che mi aveva folgorato con due romanzi (“Breve trattato sulle coincidenze” e “Appunti di meccanica celeste” pubblicati da Nutrimenti rispettivamente nel 2014 e 2016) e in quella sede mi aveva raccontato che stava lavorando ad un successivo impegno. Finalmente è arrivato in libreria “Malinverno” (Ed. Feltrinelli pagg. 331 euro 18).
A Timpanara, nel profondo meridione esiste una cartiera con annesso maceratoio di libri da dove, a causa di forse non impeccabili forme di controllo, non è inconsueto che pagine di libri vengano trasportate dal vento impregnandone le strade. Non è quindi impossibile che gli abitanti del paese attribuiscano alle loro progenie non i consueti nomi di Giuseppe o Maria ma di Maupassà, Falstaff o Geremia. In questo contesto vive Astolfo Malinverno, zoppo malinconico e sensibile che viene assunto come bibliotecario comunale potendo così approfondire le sue letture che costituiscono uno dei pochi interessi che sembra possedere.
Le necessità di personale del Comune gli varranno il successivo incarico di addetto cimiteriale e le sue giornate si intrecceranno tra libri e tombe dando inevitabilmente il risultato di portarlo a innestare un incarico nell’altro perchè prendendosi cura delle tombe non solo rifletterà sui molteplici destini dei defunti ma applicherà forme romanzesche completamente inventate costruendo storie sopratutto per quelle lapidi che a volte presenteranno informazioni non esaustive.
E proprio di una di queste con solo fotografia di una bellissima giovane donna farà oggetto di particolare attenzione attribuendole il nome di Emma Bovary. Il desiderio di approfondire la verità anagrafica cui ha attribuito il nome flaubertiano lo porterà però ad una virata prepotente nella propria vita.
Al di là della combinazione cimiteriale che colloca di questi tempi seduzioni letterarie come nel precedente di Valerie Perrine “Cambiare l’acqua ai fiori” resta comunque il valore di due opere che si sono giustamente collocate all’interno di situazioni che gli autori con toni diversi hanno saputo far emergere di una sorta di incantamento con infinita grazia ed abilità. Il nostro Dara, da par suo, ha continuato nel suo processo di indubbia crescita accentuando, se possibile, la sua vena ironico grottesca che colpisce qualche volta al cuore qualsivoglia lettore.
Le buffe necessarie digressione che nel procedere della storia si rendono necessarie per Malinverno permettono immissioni, a volte con atroce umorismo, nella caratterizzazione fulminante degna di Goya, Bosh o John Ford ma raggiungendo, ancora una volta, il risultato di creare un universo mondo dove la fantasia la fa da padrone senza rinunciare alle profonde riflessioni sul significato di essere nel mondo. Ma la differenza tra quello dei vivi e dei morti diventa sempre più apparente che reale coordinando impeccabilmente il loro intreccio in un vorticoso succedersi di vicende situazioni e riflessioni che non possono lasciare indifferenti. Bravo e anche di più una conferma che la giovane, più o meno, letteratura per così dire meridionale lascia il segno. In attesa dei nuovi lavori di Cosimo Argentina o di Omar Monopoli, già annunciati, possiamo dire che da questa parte arrivano ottime conferme

Ariodante Roberto Petacco

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