Le ombre di un mondo chiuso

Fratelli tutti. Il primo capitolo dell’enciclica di Papa Francesco

26Papa_FrancescoIl titolo del primo capitolo dell’enciclica Fratres omnes – “Le ombre di un mondo chiuso” – esprime già di per sé una profonda preoccupazione per lo stato di salute generale del mondo. Con lucidità e fermezza questo papa straordinario inquadra una fase, lontana ormai decenni, di positiva aspettativa della popolazione mondiale, quando sembrava che gli uomini avessero imparato dai conflitti e dalle guerre del secolo scorso a ricercare una convivenza umana di un futuro basato sulla capacità di superare le divisioni per favorire la pace e la comunione.
Questo concetto è espresso nel paragrafo “Sogni che vanno in frantumi”. E a proposito di questi sogni infranti, al termine di una udienza, il Papa si è soffermato sul tema delle disuguaglianze e delle ingiustizie sociali, spiegando quello che il mondo economico prometteva e che ha definito “il teorema del bicchiere”: “L’importante è che il bicchiere si riempia, e così poi cade sui poveri, sugli altri, che ricevono ricchezze”. Ma, ha puntualizzato Francesco, accade un fenomeno: quando il bicchiere è quasi pieno, cresce, cresce e cresce, e la “cascata” non arriva mai.
38Encliclica_Fratelli_TuttiAltra preoccupazione di Papa Francesco è la “fine della coscienza storica”, un tema sul quale ha messo sull’avviso i giovani. La sua ammonizione la possiamo condensare così: se qualcuno vi dice di non guardare la storia, di non ascoltare o vedere cosa hanno fatto gli anziani, in sostanza che il passato è da buttare, attenzione! Chi ve lo dice ha bisogno che voi siate vuoti, sradicati per esser in grado di accettare quello che vi propone, cioè la sua idea, i suoi programmi per sottomettervi ai suoi piani. E denuncia un’altra strategia subdola ma efficace: svuotare di senso o alterare le parole forti che fino a non molto tempo fa guidavano l’agire delle persone come Democrazia, Libertà, Giustizia, Unità. Questo ha come risultato la deformazione e la manipolazione di quei valori per rigirarli nel proprio interesse come strumenti di dominio. Curare l’ambiente, dice poi il Papa, è curare noi stessi. Tale cura però non riguarda gli interessi economici che hanno come obiettivo il profitto immediato, senza perdere l’occasione di sfruttare le risorse naturali e ambientali il più possibile fino all’esaurimento; un comportamento che può generare addirittura lo scoppio di guerre “mascherate come nobili rivendicazioni”.
Forte è la denuncia contro “lo scarto mondiale”, causato da chi pensa di poter sacrificare al proprio benessere certe parti dell’umanità, specie se “povere e disabili”, oppure se “non servono più” come le persone anziane o se “non servono ancora” come i nascituri, per cui le politiche dei governi non agevolano la procreazione se non addirittura a volte la contrastano per compiacere parti dell’elettorato. Però la mancanza di figli, che non è iniziata oggi ma va avanti già da decenni, genera un invecchiamento generale della popolazione, frutto anche di un egoismo esasperato che fa pensare “che tutto finisce con noi, che contano solo i nostri interessi individuali… Così oggetto di scarto non sono solo il cibo e i beni superflui, ma spesso gli stessi esseri umani”. Questo, unito alla mancanza di lavoro e quindi alla disoccupazione, che ha come effetto immediato “di allargare i confini della povertà”, genera forme di razzismo che si ritenevano superate dal progresso ma che riaffiorano a volte presentate come interesse sociale o nazionale.
Del Covid-19 Papa Francesco parla come di una tragedia globale per cui sta emergendo una consapevolezza, forse mai manifestatasi nella storia dell’uomo, di essere tutti sulla stessa barca “dove il male di uno va a danno del male di tutti”. In tale situazione l’uomo riscopre la propria vulnerabilità e le false sicurezze, quindi timore e paura. E allora, davvero “nessuno si salva da solo”.

Edamo Barbieri

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