A Pontremoli in scena “La figlia del giardino” e il mistero del male

Lo spettacolo con le ragazze dell’Istituto Penale Minorile, un gruppo di giovani attori pontremolesi, alcune agenti di Polizia Penitenziaria e il direttore dell’IPM, Cinà

40ipm2Si è conclusa con una grande partecipazione di pubblico, registrando il “tutto esaurito”, la rappresentazione teatrale “La figlia del giardino” che ha visto coinvolte le ragazze dell’Istituto Penale Minorile di Pontremoli, assieme ad un gruppo di giovani attori pontremolesi, ad alcune agenti di Polizia Penitenziaria e come “guest star” il direttore dell’IPM Giuseppe Sergio Cinà.
Un appuntamento ormai tradizionale che quest’anno si è tenuto per la prima volta all’interno dell’ex Tribunale in piazza della Repubblica sfruttando il lungo corridoio con, sul lato fiume, allestita la scenografia dove si muoveva l’azione teatrale, mentre sul lato interno erano presenti gli spettatori ovviamente distanziati per rispettare le normative anti Covid.
40IPM1Uno spettacolo, scritto e diretto da Paolo Billi (tratto dal racconto di Nathaniel Hawthorne “La figlia di Rappaccini”), che ha concluso una trilogia dedicata ai rapporti tra figlie, padri e madri. Nel terzo spettacolo una nuova figlia vittima di un futuro che il padre costruisce per lei: Beatrice è innocente e pura, ma il padre la renderà “velenosa”.
Al centro della storia si colloca un giardino lussureggiante, paragonato a quello dell’Eden, ma si tratta di un Eden rovesciato, che rappresenta non una condizione di innocenza bensì di malvagità. La causa sono gli esperimenti botanici del dottor Rappaccini, che non si ferma davanti a nulla pur di accrescere le proprie conoscenze ed è pronto a sacrificare la figlia. Nella vegetazione abnorme è facilmente riconoscibile una proiezione metaforica dell’inconscio, dei suoi grovigli e dei suoi impulsi incontrollabili e pericolosi, ad esplorare i quali si affaccia con curiosità l’anima, rimanendo affascinata e inorridita al tempo stesso. Si indaga quindi sul grande mistero del male che incombe sulla vita dell’uomo e che lo minaccia dall’interno, per vie tanto tenebrose, quanto indefinibili e inafferrabili, stranamente e inestricabilmente mescolato con il bene.
Una tensione ben resa dall’interpretazione delle ragazze che hanno dimostrato sensibilità e capacità di esporre con la loro recitazione la complessità dei temi affrontati dallo spettacolo.
Il progetto è a cura del Teatro del Pratello di Bologna e del Centro Giovanile Mons. G. Sismondo , è sostenuto dall’Istituto Penale per i Minorenni di Pontremoli e dalla Regione Toscana, con un contributo dell’Associazione “CIO nel cuore” ed è realizzato con la collaborazione del Comune di Pontremoli. (r.s.)

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