La tirannia dell’acquisto del libro degli amici

46libro_Ferdani1Il rapporto con il libro, quando c’è, è diventato più vario che mai. A parte i seri, appassionati lettori che acquistano i libri per interesse e il gusto di leggerli, si ha la sensazione che il libro sia sempre più merce rara, vuoi perchè l’attenzione si è spostata dal testo scritto su carta a ciò che si trova su Ipad, sul cellulare,…vuoi perchè per alcuni leggere è più faticoso che piacevole.
Eppure pochi sfuggono al ‘fascino’ del libro, ben al di là della lettura, perchè ritengono che non possano mancare in una casa, tanto che si arriva addirittura a inserire nella ‘libreria’ libri finti oppure soltanto i libri superstiti delle scuole medie o superiori o ancora a sistemarli in librerie che hanno perso la loro funzione e dove i pochi libri rimasti vengono sommersi da soprammobili, statuette e vasi.
Fra i rapporti con i libri rientra anche l’acquisto del vincitore di un premio letterario spesso per il semplice gusto di possedere tutti quelli che si sono aggiudicati negli anni il Premio. Un collezionismo che con la lettura spesso non c’entra nulla. Allo stesso modo c’è chi acquista libri solo perchè sono stati scritti da autori che esercitano un certo fascino. Tutto questo sembra andare sotto lo slogan ‘pur di non leggere’.
Fra i comportamenti che il libro è in grado di suscitare c’è anche quello legato alle presentazioni. Parteciparvi sembra comportare una sorta di automatismo: acquistare comunque il libro che viene presentato. L’acquisto diventa poi obbligo quando la presentazione è del libro di un amico con il rischio di incappare in una sorta di ‘tirannia dell’acquisto’ dalla quale chi scrive libri dovrà decidersi prima o poi a liberarli.
Nel senso che la partecipazione alla presentazione non dovrebbe comportarne automaticamente l’acquisto. Si comprano cioè i libri che si desidera leggere; la lettura e l’acquisto non possono essere imposti e leggere deve essere un piacere, non si possono quindi comprare libri che non si leggeranno mai.
Gli amici sono buoni, o non sarebbero tali e quindi comprano il libro che viene presentato dallo scrittore amico. Ma come ci si sottrae alla tirannia dell’acquisto del libro? Con una sorta di gesto… ‘rivoluzionario’: ‘il tuo libro, anche se sei mio amico, non mi interessa, non lo compro’, cioè con la sincerità liberatrice. Ma come spesso accade con la sincerità si rischia di perdere amici.
Tuttavia, a nostro giudizio, gli amici sono preziosi comunque, quando dicono quello che pensano, anche sul libro che hai scritto, quando dicono cioè la verità. Chi scrive utilizza il parere di alcuni amici prima della pubblicazione di un libro, ad esempio per quanto riguarda l’utilità, i destinatari, le parti delle quali si compone o per consultazioni di carattere storico.
Nella canzone L’Avvelenata Guccini cantava: …non comprate i miei dischi e sputatemi addosso ma poi durante i concerti aggiungeva…’andateci piano, non esageriamo’. Forse è proprio così. Dunque per gli amici si invochi la libertà di acquistare oppure no il libro, sottraendoli alla tirannia dell’acquisto, per gli altri… vada come deve andare.

(Fabrizio Rosi)