Coraggiosi Stranieri e Visionari

Domenica 1 novembre – Tutti i Santi
(Ap 7,2-4.9-14; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12)

41vangeloCome polline le parole si staccano dalle labbra del Maestro. Sono leggere e infinite. Abiteranno il cielo per l’eternità. Attraversano lo stupore dei discepoli e, da subito, provano a risvegliare le speranze di un folla in attesa. Un’attesa confusa e infantile come spesso accade alle attese della gente. Come polline soffiato dal Maestro le Beatitudini rimangono, ancora oggi, in sospensione, sopra le vite di questo nostro mondo, in attesa di cuori feriti e di muscoli aperti come zolle calde assettate di seme. Polline in ricerca di terre da fecondare, di vite coraggiose e disposte alle uniche rivoluzioni profonde e permanenti, quelle che si combattono nel fondo del cuore.
Polline che non si posa, se non raramente, a inventare frutti di una bellezza che toglie il fiato. Uomini e donne che interpretano la vita con una libertà senza paragoni. No, non riesco a chiamarli santi anche se alcuni di questi uomini sono finiti nei nostri calendari. Spesso invisibili, sono coraggiosi pellegrini e visionari. Appartengono alla Terra e al Cielo, vedono Speranza tra le pieghe di ogni uomo. Vedono poesie lungo le crepe dei muri. Nel muschio, che ostinatamente, cresce. La loro religione è quella di un Amore sincero e incarnato. Non tutti loro hanno amato Dio ma tutti loro hanno provato ad amare come ama Dio. Senza magari saperlo. È che un giorno hanno scelto di respirare profondamente, e il Polline delle Beatitudini è sceso fin dentro le pareti del cuore. Fecondati per sempre. Fecondati per altri.
Coraggiosi. Tanto da alzare lo sguardo. Anche quando fa male. Perché gli occhi, se aperti, incrociano povertà e dolore, negazione di umanità buona. Alzare lo sguardo, con coraggio, e vedere il mondo così come è e non cercare alibi e non cercare fughe e non spingere il discorso in patetici paradisi futuri. Gli uomini delle Beatitudini alzano lo sguardo e respirano il polline della Vita e vedono il regno dei Cieli. No, non solo quello che un giorno sarà ma quello che è già qui, ogni volta che costruiamo legami di giustizia.
Ogni volta che abbiamo il coraggio di opporci ai meccanismi di un mercato violento e ingiusto. Ogni volta che proviamo a inventare meccanismi per far saltare il sistema che antepone il capitale alla dignità. Respirano il polline delle Beatitudini e alzano lo sguardo e non si adeguano e non si rassegnano e non si pacificano. Vedono il muro, ma anche la crepa che riga a dire che c’è. Oltre. Coraggiosi tanto da non fuggire il dolore. Lo riconoscono. Le lacrime solcano il volto dell’uomo. Lontani dal voler giustificare un Dio che non vuol essere giustificato, non cercare inutili parole che alla sofferenza non si può rispondere… preferiscono respirare polline di Beatitudine e accarezzare via le lacrime dal volto del fratello.

don Alessandro Deho’

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