Celebrata la festa di S. Giovanni a Villafranca

Una S. Messa solenne in onore del patrono

S. Giovanni a Villafranca - il ponte vecchio
S. Giovanni a Villafranca – il ponte vecchio

Ogni anno in occasione del patrono San Giovanni a Villafranca il parroco don Giovanni Barbieri sollecita la comunità che guida da molti anni ad accogliere il messaggio di S. Giovanni che annunciò Cristo già nel grembo materno. Per antonomasia il Battista è figura dell’asceta del deserto, uomo abituato alla fatica, al sacrificio, ad una vita austera alla ricerca del Signore.
La S. Messa delle ore 11, alla presenza del sindaco Filippo Bellesi accompagnato dall’assessore alla cultura Alice Vietina ed il gonfalone del Comune, è stata presieduta da padre Bruno Simonelli coadiuvato dal canonico don Pietro Giglio, da don Alessandro Dehò, dal diacono Beppino Carli, dall’accolito Loris Pucci ed ovviamente da don Barbieri.
L’incisiva omelia, dopo la proclamazione della parola, è stata affidata al giovane don Alessandro, già parroco di una grande parrocchia di Bergamo che ha vissuto il dramma del Covid-19 perdendo la mamma, una zia e vari amici. Eppure le sue parole sono state pregne di gioia cristiana e di speranza: “Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio”.
Una frase luminosa perché “donare vita” è un gesto di amore incondizionato. Il Vangelo è un inno alla rinascita perché non si nasce, ha detto don Alessandro, una volta sola, si può rinascere anche da vecchi come Nicodemo. Anzi, credere nel Vangelo è raccontare con la propria storia che la vita chiede rinascite continue nella gioia, nel dolore, nello stupore, nella paura in nome dell’Amore, cioè in nome di Dio. Se non crediamo nella bellezza dell’Amore, anche se siamo devoti come Zaccaria, padre del Battista, non possiamo credere alla vita promettente, che non sarà certo come quella che conosciamo.
Spesso abbiamo paura della meraviglia, soprattutto della novità, infatti sovente diciamo “Abbiamo fatto sempre così” riferito magari alle radicate tradizioni. Rinascere è faticoso perché chiede in primis di far morire l’identità vecchia e imparare un volto nuovo. Non è certo facile, eppure così avviene quando si è innamorati, quando si diventa genitori. Ciò succede anche alla fine davanti alla morte. Si cambia, si muore e si rinasce a fatica in attesa di morire per iniziare la vera vita, quella eterna.
Per interiorizzare i grandi misteri bisogna aver dimestichezza con la Parola di Gesù come il patrono Giovanni. Testimoniare i valori senza tempo di nascita in rinascita fino al Calvario, al Sepolcro vuoto, alla letizia della Pasqua. La giornata è proseguita con il canto dei Vespri alle ore 21 per ulteriori riflessioni personali e comunitarie presieduti dal parroco don Giovanni.
La musica sacra, eseguita dal maestro Pierfrancesco Carnesecca, ha accompagnato il coro parrocchiale arricchito dalle voci di Caterina e Sara solennizzando i sacri riti. Per la prima volta niente processione a causa del protocollo Covid-19. Siamo certi che da Lassù il venerato patrono saprà aiutarci a rafforzare la nostra fede. Spesso asfittica e tiepida. (Ivana Fornesi)

Condividi