Il Papa nel Santuario della Divina Misericordia, con lo sguardo sul dolore e sulle ferite degli uomini

Il Papa al Santuario della Divina Misericordia

17Papa_FrancescoDomenica 19 aprile il Papa ha celebrato la Messa nella chiesa di Santo Spirito in Sassia – “Santuario della Divina Misericordia” – per ricordare il ventennale dell’istituzione della omonima Giornata, voluta da San Giovanni Paolo II per esaudire il desiderio espresso da Gesù alla santa mistica polacca suor Faustina Kowalska.
La resurrezione interiore di Tommaso – ha detto il Papa nell’omelia – inizia dalla misericordia paziente di Dio che mai si stanca delle nostre cadute, anzi come il papà rialza il suo bambino, che cammina a tentoni, così il Signore fa con noi poiché non c’è miseria umana che non possa essere compresa da Colui che ci ama da sempre. E per sempre. Ma noi siamo capaci di aprire l’anima per affidare all’Altissimo i limiti che offuscano occhi e cuore, come rancori, ingiustizie, calunnie, soprusi, dimostrando, da figli, la nostra umanità fragile e ferita? Gesù ha atteso Tommaso perché la Misericordia divina non lascia per strada chi resta indietro.
Sarebbe terribile – ha aggiunto Francesco – se al virus che ha causato la pandemia, dolorosa e pesante, succedesse quello ancora più pericoloso dell’egoismo e dell’indifferenza, selezionando le persone ed annullando la loro dignità “sull’altare del potere. Le ingiustizie minano la salute dell’umanità. I cristiani dei primi tempi mettevano tutto in comune. I soldi ricavati erano a disposizione di tutti… Non è ideologia ciò, ma cristianesimo”.
Ancora una volta il Santo Padre ha volto lo sguardo sui tanti mali del nostro tempo. Ha pregato per gli ammalati del Covid-19, per i defunti, per i medici, infermieri, volontari… ma non ha taciuto la gravità delle tensioni derivanti dalla sete di potere e dalla forza del denaro. Esistono strade che vanno assolutamente intraprese, con urgenza, per l’equità dei popoli. Non pietismo, né assistenzialismo a buon mercato, ma compassione, nel suo pieno significato etimologico: soffrire insieme. La forza della Resurrezione, se accolta, porta copiosi frutti nei solchi della nostra storia, segnata da violenze, barriere, prevaricazioni ad ogni livello. Porta frutti di speranza e di dignità dove ci sono miseria ed esclusione, dove c’è fame e manca il lavoro, in mezzo agli immigrati, tante volte respinti dall’attuale cultura dello scarto.
Tutti uguali, tutti bisognosi della Provvidenza, tutti sulla stessa barca, con la voglia di remare insieme per un mondo che può, e deve, divenire migliore. Per questo chi ha responsabilità politiche si adoperi concretamente, e con costante dedizione, a servizio del bene comune, assicurando sicurezza, pane – non fucili – e sviluppo ad ogni popolo. Affrontando le attuali crisi e sfide in maniera solidale, nella consapevolezza che siamo creature dipendenti da quella misericordia che scaturisce dalla ferita del costato di Cristo e che solo la sua Resurrezione “sconfigge il male, lava le colpe, restituisce la gioia degli afflitti. Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace”.

Ivana Fornesi