La guerra dopo la guerra: la storia di una lapide

A Viano negli ultimi giorni del conflitto lo scontro tra militari Alleati e della RSI

18vianoEra il 21 aprile del 1945 quando soldati americani (secondo una memoria non firmata, forse del parroco, suffragata, forse, dal fatto che in quei giorni sui monti di Viano numerosi erano stati gli scontri fra soldati italiani e i Nisei nippoamericani) sorpresero e uccisero, nei pressi dell’oratorio della Natività di Viano, sei giovani bersaglieri della RSI, appartenenti al Battaglione Volontari “Goffredo Mameli”.
Il parroco, don Luca Conti, provvide al loro seppellimento nel cimitero locale e ad avvisare i famigliari, alcuni dei quali vennero a recuperare le salme e le traslarono nei paesi di origine. Lo stesso don Luca acconsentì alla collocazione di una lapide commemorativa sulla facciata dell’oratorio, alla quale ogni anno venivano a rendere omaggio i parenti dei giovani uccisi e bersaglieri del Battaglione “Mameli”, prima di partecipare alla celebrazione della Messa nella Pieve di Viano.
Col passare del tempo solo questi ultimi organizzavano la commemorazione, che, a giudizio degli abitanti di Viano, assumeva sempre più una connotazione politica nostalgica, intollerabile in territori che avevano conosciuto “eccidi, devastazioni, violenze di ogni tipo”. Fu così che nella notte precedente la ricorrenza del 21 aprile 2001 la lapide “scomparve”, per ricomparire, rifatta ex novo, sulla facciata dell’oratorio nella notte fra il 20 e il 21 dell’anno successivo.
Il 21 mattina sul sagrato dell’oratorio un sacerdote “sconosciuto” celebrò la Messa alla presenza di reduci bersaglieri e di qualche politico locale, notoriamente di destra, e fu deposta una corona. Non mancarono forti rimostranze da parte degli abitanti di Viano.
Il 26 aprile dello stesso anno il nuovo parroco della parrocchia di San Martino in Pieve di Viano, don Guido Ceci, prese carta e penna e denunciò al Vescovo, al Sindaco, alla Sovrintendenza di Pisa, al Comandante dei carabinieri di Monzone il fatto che l’apposizione della lapide era avvenuta senza la necessaria autorizzazione della parrocchia, proprietaria dell’Oratorio.
Quella lapide è rimasta, con i nomi dei giovani uccisi: Floriano Doro (19 anni di Treviso), Renato Maniero (18 anni di Padova), Tarcisio Lorenzi (20 anni di Bergamo), Virgilio Sirtoli (22 anni di Bergamo), Lino Zamegnan (21 anni di Rovigo), Giacomo Turra (14 anni di Treviso), Alessandro Finamore (19 anni di Verona).
Nella stessa facciata due lapidi ricordano i caduti del paese nelle due guerre mondiali. La guerra politica si è chiusa senza vincitori né vinti. Ha prevalso la pietà, che è dono di Dio.

Andreino Fabiani

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