L’ Eucaristia è fondamento della fede

18vescoviLe speranze erano fondate. Lo stesso ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, aveva aperto spiragli interessanti in una intervista rilasciata ad Avvenire, ricordando che c’erano stati “continui e proficui contatti con la Conferenza episcopale”. Poi la doccia fredda. Il decreto anticipato da Conte dice testualmente: “Sono sospese le cerimonie civili e religiose; sono consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di parenti di primo e secondo grado e, comunque, fino a un massimo di quindici persone, con funzioni da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando mascherine protettive e rispettando rigorosamente le misure di distanziamento sociale”.
Il motivo, spiega Conte, sta nella rigidità del Comitato Tecnico Scientifico. Pensando di difendere il Comitato dall’accusa di materialismo e di insensibilità, aggiunge che esso parte dal presupposto che “la pratica religiosa è una delle fonti di focolai”.
L’unica cosa che è stata “concessa” sono i funerali religiosi ma anche qui sorge un dubbio: sono concessi per rispetto nei confronti della libertà religiosa o perché si sono visti troppi scenari di immense solitudini? C’è un inciso chiarificatore là dove si parla di funzioni “all’aperto”. Lo stesso Comitato parla poi di “criticità ineliminabili” che includono lo spostamento di persone e i contatti ravvicinati tra le stesse. Sembra che i cattolici, i credenti in genere, siano una categoria a parte. Anch’essi sono cittadini che in questi mesi hanno rispettato le regole di distanziamento e di protezione. Come lo fanno al supermercato, si può pensare che lo possano fare anche in chiesa.
La Cei, nella sua Nota, manifesta sconcerto anche perché, “dopo settimane di negoziato nelle quali ha presentato orientamenti e protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie”, ha visto totalmente deluse le aspettative. Non si contesta che il momento sia ancora grave e che non si debbano abbandonare le regole di comportamento, ma tra questo e il quasi nulla…
La Chiesa italiana, anche in questo momento drammatico per la popolazione, con Caritas, con le parrocchie, con le associazioni è stata viva e presente più che mai accanto ai poveri, ai deboli, ai fragili. È suo compito, essendo la carità una espressione inalienabile della sua natura.
Ma i sapienti di questo mondo devono capire che quella carità non nasce dal nulla, bensì nasce da una fede a volte inconsapevole in Cristo, e che tutto ha origine dall’incontro ravvicinato con Cristo nell’ Eucaristia, nella Messa. Lo ricordano anche i vescovi, quando scrivono che “l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alla sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”.
Uno può anche non crederci, ma è così!

Giovanni Barbieri

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