Con una solenne cerimonia religiosa nella chiesa di San Pietro in Pontremoli
In una atmosfera ovattata e chiaramente segnata dal particolare momento, con voce chiara e sicura, Rachele e Santa, al secolo Rachele Kisangani Meta e Santa Maria Ngonda, due giovani professe della Diocesi di Idiofa, nella Repubblica Democratica del Congo, hanno letto la formula di rito della prima professione religiosa di fronte alla Madre Superiora delle Suore del Lieto Messaggio, Suor Domenica Iervasi, e al Vescovo Giovanni Santucci, legandosi alla Congregazione pontremolese per un anno.
In pratica, hanno profferto i voti di Povertà, Obbedienza e Castità, antefatto necessario prima dei voti definitivi. è stato questo il momento centrale e più atteso della bella cerimonia religiosa che si è svolta nella chiesa parrocchiale di San Pietro, ravvivata dalla Corale di Santa Cecilia, di fronte ad un folto gruppo di fedeli richiamati certo dalla bella novità rappresentata proprio dal significato della celebrazione, non usuale di questi tempi e per questo più gradita e gustata nei suoi significati più veri.
Lo ha ben espresso mons. Santucci commentando non solo le letture della prima domenica di Quaresima, ma ad esse raccordandosi anche per dare il giusto valore all’evento che non solo deve essere per il popolo cristiano un motivo di profonda riflessione, ma porta allo scoperto uno dei punti di debolezza della nostra Chiesa di oggi che, nonostante i troppi secoli della sua storia, sta quasi dimenticandosi della sua naturale vocazione missionaria, qualità che invece si sta esaltando nella giovane Chiesa africana che, in molte realtà, festeggia il compimento dei cento anni di vita e con essi il costante desiderio e la volontà imperiosa di essere comunque presente e viva nelle realtà nelle quali si trova ad interagire.
Grande commozione anche fra le sorelle del Lieto Messaggio, molte delle quali giunte dai luoghi nei quali svolgono la loro missione nel sociale, perché l’accoglienza delle due nuove professe infonde nuova linfa alla Congregazione soprattutto in quelle realtà di vita, come l’Africa, dove più intensa ed impegnativa è l’attività da svolgere in chiara consonanza con quanto voluto dalla Venerabile Serafina Formai la cui intuizione, nel fondare il nuovo Ordine, guardava proprio ad un impegno da rivolgere esclusivamente ai più deboli ed ai più bisognosi, ma non solo in termini materiali, ma anche come supporto morale per ispirare la propria vita alla condivisione e all’aiuto reciproco.
L’abbraccio corale alle due nuove sorelle, manifestato con grande gioia nel momento conviviale offerto nel Convento, è stato occasione ulteriore di grande commozione perché ha permesso di capire quale e quanto grande sia il desiderio delle due ragazze di potere al più presto essere parte attiva e concreta della vita della Congregazione, dopo il lungo noviziato protrattosi per oltre quattro anni che ha permesso loro di capire fino in fondo quale fosse l’obiettivo vero di tanto impegno.



