Spunti da un digiuno eucaristico ai tempi del coronavirus

39adorazione_eucaristicaLe ordinanze contro il coronavirus hanno privato della messa, dalla settimana scorsa, un’ampia porzione del Nord Italia. Gli effetti di tale decisione sono stati visibili anche in diverse parrocchie della nostra Diocesi confinanti con la Liguria, alle cui celebrazioni di questo inizio Quaresima sono confluiti diversi fedeli dello spezzino, dove le messe erano sospese.
È accaduto ad Albiano, a Montedivalli, a Caniparola, ma nulla vieta di pensare che altri fedeli abbiano messo in moto l’auto verso chiese ancor più lontane, perché «senza la domenica non possiamo vivere», come ebbe a dire il presbitero Saturnino ad un proconsole romano, dopo l’arresto per avere celebrato messa per la comunità di Abitina, nell’attuale Tunisia, durante la persecuzione di Diocleziano nel 304.
Al contrario di allora, oggi in Italia le comunità cristiane non subiscono persecuzioni: la decisione di sospendere le celebrazioni per motivi sanitari è stata accettata con senso di responsabilità dalle Diocesi coinvolte, nonostante la riflessione inquieta di chi – Alberto Melloni su La Repubblica di lunedì scorso – ritiene con ragione che «una comunità che prega non è una folla».
Nessun martirio, dunque, ma l’opportunità per leggere i segni dei tempi e riflettere sull’accesso settimanale all’eucaristia, del cui valore ci si accorge solo quando viene a mancare. Fino alla settimana scorsa eravamo abituati a situare il problema delle messe solo nelle ormai svuotate parrocchie montane. E con stile più manageriale che evangelico pensavamo che, in carenza di presbiteri, fossero queste che dovevano rinunciare al rito, magari mentre nei capoluoghi di messe ce ne sono anche troppe, talune persino concelebrate. Al massimo, chi aveva l’occhio più attento alle vicende della Chiesa universale poteva riscontrare il problema in lontane terre di missione, non certo nelle città italiane.
Le foto delle navate deserte e dei portali chiusi di questi giorni ci dicono, al contrario, che nemmeno nei nostri centri urbani, dove la consuetudinaria facilità nell’accedere alla comunione rischia di sminuirne il valore, l’eucaristia è garantita: il Pane eucaristico è sempre un dono prezioso. Una constatazione che dovrebbe indurre tutti i cristiani, soprattutto quanti hanno maggiore facilità di accesso alle messe, a riflettere senza preconcetti sul come rendere disponibile l’eucaristia, sempre, per tutti: senza escogitare dirompenti fughe in avanti e senza lanciare anatemi ogni qualvolta si intraprendono soluzioni diverse dal passato.
Ecco allora che il “digiuno eucaristico” a cui molti fedeli italiani sono stati sottoposti in questi giorni non è la punizione che i soliti profeti di sventura tendono a denunciare, bensì l’opportunità, all’inizio del cammino quaresimale, per apprezzare il dono del Pane della vita.

(Davide Tondani)

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