A Fivizzano una conferenza sul catasto come risorsa culturale sociale ed economica

Mario Nobili ha parlato dell’importanza della denominazione identificativa di ogni particella

Nell’ambito del corso dell’Università del tempo libero di Fivizzano lo storico Mario Nobili, dopo aver parlato nelle lezioni precedenti dell’insediamento umano, del castrum e del suo territorio, ha introdotto la trattazione dell’ordinamento fondiario e del paesaggio agrario. Ha sottolineato l’opportunità che attraverso gli estimi catastali si possa risalire e definire i caratteri originari dei nostri territori, fino all’ identificazione delle singole parcelle in uso in tutto il territorio della Lunigiana, in tutti i borghi ed ora in via di estinzione nella memoria.
Come introduzione cita una riflessione di Luigi Einaudi: “Fu sempre ragione di meraviglia per me il fatto che degli storici e economisti non abbiano indagato abbastanza sui libri catastali. A chi li sfogli, vien fatto di pensare: qui è scritta la storia delle famiglie, qui si narra come i possessi si ingrandiscano, tocchino il punto massimo e poi decadano e si frantumino, come la terra si tramandi e si divida e si ricomponga di generazione in generazione e come i figli sappiano conservare o vogliano disperdere il patrimonio avito e come l’un fratello sia dissimile dall’altro e come uomini, partiti da ugual punto, giungano a diversissime mete”.
I dati, che si possono estrapolare dagli estimi ci permettono di ricostruire la struttura della proprietà, le forme del paesaggio agrario, i tipi di colture e la loro distribuzione all’interno delle contrade e dei borghi del territorio. Tramite i dati degli estimi si può inoltre definire il sistema agrario nel suo complesso di un’intera zona e contemporaneamente si può scoprire la struttura della società (famiglie e parentele, nuclei religiosi): “un paesaggio sociale, un paesaggio modellato e vissuto dagli uomini, una specie di fotografia presa dall’interno del contesto storico e geografico”.
I catasti cinquecenteschi delle Comunità del Capitanato di Fivizzano e della Podesteria di Codiponte, che un tempo formavano le terre dei Bianchi, possono esser considerati i punti di partenza per un procedimento di ricerca, secondo il metodo regressivo, per giungere fino al periodo in cui le comunità e il loro territorio presero forma cioè fino dai secoli X-XI, quando incomincia a delinearsi in tutta la Lunigiana la grande vicenda dell’incastellamento.
A Fivizzano si possono identificare due grandi cicli agrari: il primo dal X secolo fino a metà del XIV secolo proprio nel periodo dell’incastellamento con una continua crescita fino alla peste della metà del trecento che ha spopolato tutto il territorio. Nel XIV secolo nei territori di Lunigiana si insedia il capitale fiorentino, che introduce un sistema di conduzione agraria che viene definito mezzadria con scrupolosa definizione di quanto spetti al proprietario del podere e quanto al mezzadro lavoratore della terra, sistema che è rimasto quasi inalterato nelle regioni del centro nord Italia fino alla sua abolizione (1963 – 1972).
Dagli stessi Fiorentini viene introdotto il catasto chiamato “fiorentino” e dalla fine del XV secolo vengo adottati anche gli Statuti, che regolano la vita sociale delle comunità agricole. Ogni pezzo di terra, che è definito dalle medie e piccole proprietà, dalle curticelle, come conseguenza dell’incastellamento, viene identificato da confini ben definiti, da proprietari, mezzadri, con assegnazione di nomi identificativi di ogni località, svelando nello studio dei catasti la struttura societaria stessa delle comunità e dei borghi di Lunigiana, tenuto conto anche dell’orografia del territorio, della sua configurazione, dell’antropologia e di altri aspetti socio-economici.
Un patrimonio culturale di inestimabile valore, perché ogni nome identificativo di un pezzo di territorio contiene informazioni sulle modalità di coltivazione, sui prodotti coltivati, sui sistemi di lavorazione, sull’importanza della costruzione dei muri a secco (ora patrimonio dell’Unesco! Ora che ne facciamo?), sull’utilizzo degli strumenti per la coltivazione, sugli animali utilizzati, sulle abitudini socio-economiche e persino religiose: si pensi alle Rogazioni e alle maestà.
Abili amministratori dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di attingere ai fondi europei, che prevedono anche il recupero delle denominazione dei luoghi storici come riscoperta dell’identità dei singoli popoli: ma questa è un’altra storia.

Corrado Leoni

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