Temiamo ancora il virus e facciamo il tifo per il vaccino

È iniziata in tutta Europa la campagna di immunizzazione

CORONAVIRUSQuella della pandemia da virus Covid-19 sarà una lezione che non sarà facile dimenticare; lo sconvolgimento che sta portando in ogni parte del mondo le ha già assicurato un posto importante nella storia dell’umanità. Il fatto è che i problemi ad essa collegati, invece di diminuire e di chiarirsi, sembrano aumentare e complicarsi di giorno in giorno. Se prima il banco era tenuto dal virus, ora la faccenda del vaccino sta catturando tutta l’attenzione dei media.
Andando per ordine, gli ultimi dati disponibili mentre scriviamo, sono quelli di lunedì 28 e confermano l’altalena di queste settimane. Nelle 24 ore precedenti sono sati registrati 8.585 nuovi casi su 68.681 tamponi effettuati, con un tasso del 12,4%, contro il 14,9% del giorno prima. Salgono i decessi: 445 contro 298; diminuiscono di 15 unità i ricoveri in terapia intensiva.
Sono dati che, già vecchi quando il giornale sarà a disposizione dei lettori, vale la pena riportare perché dicono di un andamento che ha avuto per qualche settimana miglioramenti sensibili per poi riprendere a salire e scendere. Questo dovrebbe sopire in via definitiva le polemiche su “aperto/chiuso”, essendo ormai evidente che ad un maggior movimento delle persone corrisponde una maggiore diffusione del virus.
01vignettaUn fatto che ora pare legato anche alle varianti che lo stesso avrebbe attivato – la prima notizia è giunta dalla Gran Bretagna ma se ne stanno recensendo altre, anche in Italia – diventando così sempre più pronto alla diffusione. Come si diceva sopra, se fino all’altro ieri questi problemi sembravano già essere più che sufficienti a rendere difficile la vita e arginare le polemiche, da domenica 27 è entrato prepotentemente in scena un altro protagonista: il vaccino, che il nostro Brunelli presenta ottimisticamente come il dono più significativo portato in dote dal nuovo anno. Qui si poteva sperare che tutto filasse, se non liscio, almeno senza grossi intoppi.
Guardando a noi: Europa consorziata nell’acquisto, distribuzione capillare ai singoli Paesi, da questi alle rispettive strutture sanitarie preposte, inizio della campagna nello stesso giorno, precedenze nella somministrazione stabilite secondo criteri ragionevoli…. Il 27 mattina – Vaccine Day europeo – la notizia positiva: alle 7,20 prime inoculazioni a operatori dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Spallanzani” di Roma; poi il via agli altri siti.
Ma già all’ora di pranzo i telegiornali hanno iniziato a informare che un centinaio di medici sui 460mila operanti in Italia avrebbero rifiutato di vaccinarsi adducendo svariati motivi. Inoltre, la Germania avrebbe infranto l’accordo europeo acquistando 30 milioni di dosi solo per sé.
D’altra parte, se è vero che il vaccino rappresenta al momento l’unica ancora di certezza a portata di mano, è purtroppo anche vero che non sono ancora ben chiari i risultati che potrebbe fornire nel lungo periodo. L’immunità potrebbe rimanere da qualche mese a un anno o poco più e non si sa con certezza se l’individuo vaccinato rimarrà contagioso oppure no: e si tratta di distinguo non banali.
Una buona notizia viene dal fatto che da una singola fiala consegnata da Pfizer si potranno ottenere 6 dosi di vaccino invece delle 5 previste: un aumento del 20% non trascurabile. Ci sarà davvero bisogno del contributo di tutti e di tanto buon senso per poter sostenere nei modi dovuti una campagna destinata a coinvolgere dai 30 ai 40 milioni di persone, solo nel nostro Paese. I problemi arriveranno da soli, senza bisogno del nostro aiuto; le soluzioni dovranno essere cercate con spirito di sacrificio e di collaborazione.

(a.r.)

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