Per il nuovo anno soluzioni serie ai tanti problemi concreti

01anno_nuovo_2020Tra i tanti editoriali, quello di fine anno o, come in questo caso, di inizio di un nuovo anno sono di certo tra i più impegnativi. Saranno gli anni che si accumulano, segno di esperienza… se non di saggezza; sarà il mondo che sembra ripercorrere, mosso da una vite senza fine, le stesse strade lastricate degli stessi problemi; sarà questo nostro Paese, particolarmente attratto dalle eterne discussioni attorno ai gravi problemi che gli impediscono di “volare” come potrebbe e che, invece di essere affrontati con coraggio e precisione chirurgica, sono considerati al più materiale buono per litigi televisivi.
Lo abbiamo scritto tante volte: non è che guardando fuori dai nostri confini ci sia da consolarsi più di tanto. Vogliamo parlare dei problemi a livello mondiale? Pensiamo all’inquinamento e al conseguente riscaldamento del pianeta.
Pensiamo alle guerre o agli attacchi terroristici distribuiti (questa sì che è giustizia!) un po’ in tutto il mondo. Pensiamo ai tanti “obiettivi” decennali proclamati dalle conferenze Onu per risolvere la fame nel mondo. Se vogliamo andare più sul politico, pensiamo agli Americani con Donald Trump o agli Inglesi con Boris Johnson, per non parlare di Russia, Turchia, Siria e così via.
Mai come in questi casi, però, è difficile accontentarsi del “mal comune mezzo gaudio” perché crediamo di non essere i soli a sperare (ed augurare, per restare nello spirito dell’inizio di anno nuovo) per il nostro Paese che possa liberarsi di tutti i pesi che lo frenano, a prescindere dai pasticci degli altri. Le giravolte che hanno caratterizzato la politica italiana almeno in questi ultimi due anni, tutte legate o pensate in chiave di possibili elezioni anticipate, hanno messo in secondo piano gli argomenti sui quali la politica sarebbe chiamata a dire, soprattutto fare, qualcosa di concreto.
L’impressione, che da tempo è diventata certezza, è che tutto sia studiato dai guru della comunicazione e messo in pratica da personaggi disposti a qualsiasi figuraccia pur di raccattare un po’ di consenso in più. A costo di apparire ripetitivi, sembra che un atteggiamento così spregiudicato si addica in particolare a Salvini: come si spiegherebbe, altrimenti il passaggio repentino dalle offese alla proposta di un tavolo comune per un “comitato di salvezza nazionale”?
Si vive così in un clima di continua campagna elettorale che può solo far male al Paese. Negli ultimi mesi qualcosa di positivo si è manifestato: ci sono le “sardine”, c’è stata la manifestazione dei sindaci contro il razzismo, ma chi sperava nel classico colpo d’ala dal governo per ora si è dovuto accontentare delle scaramucce quotidiane.
Un po’ poco per pensare a una prospettiva temporale che, quella sì, permetterebbe di avviare a soluzione i nodi economici e sociali più significativi.

Antonio Ricci

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