Quell’ incontro con Manfredo Giuliani

La memoria di un pomeriggio di primavera del 1961: due laureande e l’anziano storico

Manfredi Giuliani (1882 - 1969)
Manfredi Giuliani (1882 – 1969)

Il n.48-49 della rivista “Studi Lunigianesi” celebra l’Associazione Manfredo Giuliani più che lo studioso di cui porta il nome, morto il 30 giugno 1969. Dei 18 articoli quello di Giuseppe Benelli in parte richiama notizie biografiche e una temperie culturale lunigianese in cui Giuliani fu importante. Un altro breve articolo è una personale testimonianza che lo fa incontrare dal vivo.
Era una figura di riferimento: in un pomeriggio di primavera del 1961 due giovani laureande, una pontremolese (l’io narrante) e una padovana, salgono sulla Costa del Fiesolare dove Manfredo aveva una bella casa padronale (ora quasi distrutta) e un podere. Stavano scegliendo la tesi in storia del Risorgimento, una all’Università di Pisa e l’altra a Padova.
La padovana cercava notizie sull’ultimo e abortito moto mazziniano del 1857 a Sarzana, la pontremolese era stata sollecitata dallo storico Ettore Passerin d’Entrèves a trovare notizie inedite su Anacarsi Nardi fucilato presso Cosenza con altri mazziniani, fallita la spedizione antiborbonica del 1844 dei fratelli Bandiera. La speranza era Manfredo data la sua fama di erudito e storico locale. Non aveva documenti utili per nessuna delle due, consigliò di cercare in qualche archivio comunale, ma sarebbe stata un’avventura lunga e incerta tra materiale non catalogato.

La tomba della famiglia di Manfredo Giuliani nel cimitero urbano di Pontremoli
La tomba della famiglia di Manfredo Giuliani nel cimitero urbano di Pontremoli

Di quell’unico incontro il ricordo è sempre vivo. “Trovammo un amabile esile vecchio, quasi sepolto fra tanti libri, portava un’anacronistica giacca bianca di lino con martingala cucita (alle donne non sfuggono i dettagli!). Sembrava di essere state portate in un lontano ignoto passato. Ma Manfredo era ben calato dentro il suo tempo, lo aveva vissuto e anche determinato con democratiche scelte politiche e incarichi amministrativi, con la militanza antifascista e resistenziale. Lo fece capire con riferimenti ai suoi studi su carte antiche e di nuova storiografia. Richiamò a due ragazze inconsapevoli alcuni eventi vicini e lontani della sua esistenza. Raccontò di aver accolto alla stazione della Spezia i resti di Anacarsi Nardi, traslati il 2 ottobre 1910 e portati ad Apella paese natale del patriota. Espresse sincero entusiasmo vedendo due giovani intenzionate a fare una tesi di storia locale. Fu commovente il suo saluto nell’ampia terrazza sulla valle del Magra, condivise la gioia di contemplare uno di quei tramonti dai colori dorati sui nostri meravigliosi monti e regalò un mazzetto di viole: niente di patetico, solo un’atmosfera di poesia. Giuliani amava la sua terra, come ispettore onorario per i monumenti e le opere d’arte salvò dalle pulsioni iconoclaste del dopoguerra Porta Parma, piazza S. Francesco dalla deturpante installazione di un distributore di benzina, parte dell’ex-convento delle Agostiniane nel rione S. Pietro a Pontremoli e la chiesa romanica di S. Martino all’Annunziata”.
La storia del territorio fu l’amore della sua vita e dispose nel primo testamento olografo che fosse coltivata anche dopo la sua morte con una Fondazione “Casa Giuliani” dedita “allo incremento delle attività educative e culturali del paese” con sede nella casa paterna in via Cavour a Pontremoli e ne fissava le norme statutarie. Nel secondo testamento dispose che, se la Fondazione non fosse stata costituita, e neppure “un premio annuale o biennale per il miglior studio storico su Pontremoli e il suo territorio”, le sue sostanze passassero all’Ospedale di Pontremoli.
La clausola testimonia la sensibilità sociale e la generosità di questo liberale “benestante”. Le volontà testamentarie non sono state soddisfatte, ma un’interprete di esse è la Manfredo Giuliani.

(Maria Luisa Simoncelli)

Condividi