Tra intervento pubblico e impresa privata

46AlitaliaIl tema dell’intervento pubblico dello Stato nell’economia è tornato prepotentemente alla ribalta nel dibattito politico in relazione ai casi rappresentati da Alitalia, ex-Ilva e autostrade. Tanto che più d’uno è arrivato persino a ipotizzare una riedizione dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale (Iri), strumento di gestione attiva, almeno fino agli anni Ottanta, di quelle che venivano definite “partecipazioni statali”.
Non c’è nulla di scandaloso nel rievocare quell’esperienza, che prima di affondare in un mare di debiti ha scritto pagine decisive per lo sviluppo del Paese nel dopoguerra. Quel che lascia perplessi, piuttosto, è l’oscillazione tra due estremi: dopo che per lungo tempo si è sostenuto che “statale” fosse sinonimo di spreco e inefficienza e che il ricorso al “privato” fosse l’unica via utilmente praticabile per l’economia, adesso le parti si sono invertite e sembra che soltanto l’intervento massiccio e diretto dello Stato possa risollevare le sorti del Paese. C’è un alto tasso di ideologia in questa semplificazione.
Sul piano storico, poi, la contrapposizione manichea tra i due poli non trova riscontro in una realtà di economia mista com’è quella italiana, in cui la presenza dello Stato non è affatto scomparsa. È rivelatrice, in questo senso, l’attenzione riservata dalle forze politiche alle nomine che nella prossima primavera riguarderanno alcune delle più importanti aziende italiane, a partecipazione pubblica, colossi del calibro di Eni, Enel, Leonardo e Poste.
È pur vero che, dopo l’ubriacatura liberista secondo cui il mercato avrebbe risolto autonomamente e automaticamente tutti i mali dell’economia, la grande crisi ha riportato in auge l’esigenza di un più incisivo intervento pubblico. Ma è illusorio pensare che questo intervento possa attuarsi nelle forme e nei modi del passato, perché la situazione è profondamente mutata.
Con buona pace dei sovranisti, infatti, sono emersi chiaramente i limiti oggettivi dei singoli Stati nei confronti di una crisi che ha assunto caratteri inediti non solo per la globalizzazione economica ma per l’irruzione sempre più pervasiva dell’emergenza ecologica. Al punto che non ci sono due crisi separate, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale, come non cessa di ricordare il Papa.
In coerenza con questo approccio, nei recentissimi Lineamenta della 49esima Settimana Sociale si sottolinea che “la soluzione non potrà arrivare dall’alto per opera di un sovrano illuminato”.
C’è invece bisogno del contributo di tutti, istituzioni, imprese e cittadini. Solo con un movimento dal basso, fatto anche di scelte e stili di vita, le istituzioni avranno il consenso e la forza politica che sono necessari per costruire quella “giusta combinazione” di regole e incentivi di cui l’economia ha bisogno per riprendere a crescere nella giusta direzione.

S.D.M. – Agensir

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