Il Trittico Ringli nella chiesa di Avenza dopo cinque secoli

Nel fine settimana scorso un convegno e una solenne celebrazione

Il parroco di Avenza, don Marino Navalesi, all'arrivo del Trittico
Il parroco di Avenza, don Marino Navalesi, all’arrivo del Trittico

La parrocchia di Avenza finalmente ha riavuto il “suo” trittico: grazie alla intraprendenza e alla tenacia del parroco, don Marino Navalesi, l’opera commissionata nel 1438 al “Maestro di Sant’Ivo”, un anonimo artista fiorentino, dal capitano di ventura Peter von Johanns Ringli, è tornata a casa, dopo oltre cinque secoli.
Sabato 30 novembre un convegno, con esperti, ne ha ricostruito i vari passaggi storici e domenica 1 dicembre una solenne celebrazione ha festeggiato il riposizionamento in chiesa.
Nel convegno dal titolo, suggestivo, “Storia di un miracolo” sono stati messi a fuoco, sulla base dei documenti fin qui scoperti e incrociati fra loro, i vari passaggi che hanno condotto l’opera in varie città italiane, in America, poi di nuovo in Europa ed infine presso il gallerista Matteo Salamon di Milano.
È stato rilevato che nella lunga trafila, un ruolo apparentemente di secondo piano, ma in definitiva, decisivo, l’ha avuto la “piccola luna che compare sull’opera” simbolo di Luni e quindi dei territori ad essa collegati, come appunto Avenza. È a causa di essa, del piccolo simbolo, che Matteo Salamon è venuto in terra avenzina, sulle tracce del torrione di Castruccio, ed ha incontrato lo storico locale Pietro Di Pierro. Da lì inizia l’ultima tappa di una storia che non potrebbe aver avuto un finale più lieto.
Il trittico presenta, nei tre scomparti le figure di san Pietro (al centro), santo titolare della chiesa, sant’Antonio Abate e santa Maria Maddalena rispettivamente a sinistra e a destra ai lati, santi cui erano dedicati i due ospedali che, in antico, si trovavano nel tratto di via Francigena controllato dal castello di Avenza.
La celebrazione eucaristica di domenica 1° dicembre è stata presieduta dal cardinale Salvatore De Giorgi, già arcivescovo di Palermo.

Il Trittico Ringli. Maestro di sant’Ivo, "S. Pietro tra S. Antonio abate e S. Maria Maddalena" (sec. XV)
Il Trittico Ringli. Maestro di sant’Ivo, “S. Pietro tra S. Antonio abate e S. Maria Maddalena” (sec. XV)

Con lui hanno concelebrato il Vescovo della diocesi Giovanni Santucci, l’emerito Eugenio Binini e l’ex parroco di Avenza, ora vescovo di Volterra, mons. Alberto Silvani. Presenti autorità e rappresentanti di varie associazioni, diversi sacerdoti e tanti fedeli. Mons. Santucci ha recato il saluto della Diocesi ed ha sottolineato l’eccezionalità dell’avvenimento. “Rare volte – ha detto – si vedono opere d’arte sottratte, per giunta molti secoli fa, da una chiesa, farvi ritorno”.
Nell’omelia, il cardinale De Giorgi ha preso spunto dalle letture bibliche del giorno per richiamare l’attenzione sul tempo liturgico dell’Avvento, “una occasione propizia per una rinnovata conversione al Vangelo”. Riferendosi poi al “trittico” ha evidenziato la figura di San Pietro e quindi la necessità, per tutti i credenti, di mantenere sempre un forte legame con il Papa. “Vi porto – ha detto – la benedizione apostolica di Santo Padre Francesco e i suoi più calorosi saluti”.
Un grande applauso ha poi accompagnato il momento in cui il cardinale e don Marino hanno sollevato il drappo che nascondeva il “Trittico”, posizionato nella navata di sinistra, nel luogo dove, probabilmente, doveva trovarsi nel XV secolo. In quell’attimo, tutti i sacrifici compiuti per riportare l’opera a casa, – sono stati spesi circa 160mila euro, offerti dalla generosità di tanti fedeli e amici -, si sono trasformati in gioia.
Ora davvero il miracolo si è avverato: una comunità ha ricucito i fili strappati di una storia di cinque secoli.

(R. B.)

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