Torna l’allarme lupi per gli allevatori nel fivizzanese

Varie segnalazioni nel territorio, ma anche se c’è chi li difende “devono pur cibarsi” ma cresce il rischio per chi vuole fare impresa nel territorio.

Un lupo con la preda
Un lupo con la preda

Nei giorni scorsi sull’Alpe di Mommio un branco, pare, di 8 lupi ha assalito e sbranato una cavalla col suo puledro. Alcuni giorni prima, non molto lontano da lì, a Pieve San Paolo, erano state uccise, sempre dai lupi, 5 pecore e una capra, pur protette da un recinto alto 1 metro e settanta centimetri e dalla presenza di cani maremmani. Il danno causato ai proprietari è stato ingente, come grande è stata la “rabbia” di sentirsi indifesi di fronte a questi assalti . Si potrebbero aggiungere anche altri casi, come quanto avvenuto a San Terenzo Monti. La tentazione di “passare per le armi” i lupi è grande, ma è sempre stata sotto controllo. Sono passati i tempi in cui, a Sassalbo, verso la fine dell’Ottocento, guadagnava 56 lire chi portava alle autorità la pelle di un lupo ucciso. Oggi il lupo, che dagli anni Settanta del secolo scorso ha incominciato a ripopolare l’Appennino, è un animale protetto, la cui presenza è considerata utile in tema di biodiversità e segno di buona salute del territorio. C’è anche chi non accetta più che sia definito cattivo e, addirittura, chi ha proposto di toglierlo dalla favola di Cappuccetto Rosso. Sono molti, insomma, coloro che, anche di fronte a stragi di pecore e ai due cavalli sbranati, si pongono, come scrive una lettrice ad un quotidiano, a difesa del lupo, che “deve pur cibarsi e, se riesce a farlo con pecore o cavalli, vuol dire che qualcosa non ha funzionato per vanificare il rischio di predazione. Erano state attuate le buone pratiche di prevenzione, come idonee recinzioni e l’utilizzo di cani maremmani? Sono stati frequenti i controlli degli allevatori? E, poi, nel caso del cavallo, non potrebbe essere morto a seguito di una caduta, rendendo il puledro preda indifesa?”. Tutto ragionevole, tanto che anche la Regione Toscana, prima di liquidare i risarcimenti, accerta che siano state rispettate le norme di prevenzione previste dalle disposizioni di legge. Rimane, però, il fatto che questi avvenimenti fanno perdere la voglia di fare impresa agli allevatori, danneggiati, talvolta, anche dopo aver attuato le azioni preventive, perché il numero dei famelici predatori, negli ultimi anni, è cresciuto a dismisura: per la Toscana si parla di 108 gruppi riproduttori, senza contare i cani vaganti e gli ibridi. La stragrande maggioranza della popolazione del posto sostiene le ragioni degli allevatori, i quali hanno l’unica arma di difesa nella prevenzione, a sostegno della quale sono e devono essere indirizzati gli aiuti finanziari della Regione. Innalzare “muri”, in questi casi, è utile.

Andreino Fabiani

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